Dalla sfida tra Olivetti e Telecom alle grandi privatizzazioni, Sergio Erede ha attraversato alcune delle contese decisive per le imprese italiane. La sua carriera e il modello di Bonelli Erede hanno lasciato un segno nel diritto d’impresa.

Sergio Erede è morto a Genova il 17 ottobre 2026, a 86 anni, dopo una caduta nella propria abitazione. Il suo nome resta legato all’OPA lanciata da Olivetti su Telecom Italia nel 1999: una contesa che mostrò quanto il diritto societario potesse incidere sul controllo di un’infrastruttura strategica e sugli equilibri delle telecomunicazioni italiane.

Per oltre mezzo secolo Erede lavorò al confine fra imprese, capitale e regole di mercato. Si occupò di acquisizioni, privatizzazioni e dispute tra azionisti, spesso al fianco di imprenditori e gruppi impegnati a ridefinire proprietà e governance. La sua carriera attraversò il passaggio dalle grandi partecipazioni pubbliche a un capitalismo più esposto alle offerte finanziarie e alle contese per il controllo.

Olivetti-Telecom, la prova del mercato

Nel 1999 Olivetti, guidata da Roberto Colaninno, lanciò l’OPA su Telecom Italia per raccogliere le azioni necessarie a prenderne il controllo. Erede seguì l’operazione sul versante giuridico-finanziario. Fu una delle prime grandi scalate ostili del mercato italiano, mentre prendevano forma le regole del Testo unico della finanza.

Telecom gestiva la rete e servizi centrali per le comunicazioni del Paese. Il cambio di controllo investiva quindi un settore attraversato dalla liberalizzazione e dalla trasformazione tecnologica. L’operazione sottopose a una prova concreta gli strumenti dell’offerta agli azionisti, le difese societarie e i rapporti fra proprietà e vertici. Il diritto diventava architettura del controllo: procedure e accordi avrebbero stabilito chi decideva sugli investimenti e sulle strategie industriali.

Negli anni seguenti Telecom passò sotto il controllo di Pirelli e del gruppo Benetton. Erede aveva già lavorato a dossier collegati alla vicenda Olivetti e al percorso della società telefonica, compresa l’acquisizione di Seat da parte di Telecom. In quelle operazioni tecnologia, debito, azionariato e governance si influenzavano reciprocamente.

Privatizzazioni e grandi gruppi

Con la stagione delle privatizzazioni si allargò il campo d’azione degli avvocati d’affari. Tra le operazioni seguite da Erede ci furono quelle relative ad Autostrade e Aeroporti di Roma, oltre alle quotazioni di Enel e Finmeccanica. Trasformare la proprietà pubblica in partecipazioni negoziabili richiedeva di organizzare gli assetti societari, stabilire i diritti degli azionisti e accompagnare l’ingresso del mercato dei capitali.

La quotazione di Enel aprì al mercato un grande gruppo energetico a controllo pubblico. Nel processo di privatizzazione lo Stato ridusse la propria partecipazione e l’azienda mantenne la sua rilevanza strategica. Autostrade, invece, era una rete infrastrutturale affidata a una società destinata a operare con azionisti privati. Le decisioni societarie definivano proprietà e gestione, distribuendo responsabilità e indirizzi fra capitale pubblico, investitori e impresa.

Il quadro delle privatizzazioni comprende anche i dossier su Aeroporti di Roma e Finmeccanica, accanto a quelli relativi ad Autostrade ed Enel. Le operazioni mostrano quanto fossero diversi i passaggi che accompagnavano il rapporto fra Stato, mercato e grandi società.

Una carriera costruita tra imprese e contese

Nato a Firenze nel 1940, Erede si laureò in Giurisprudenza all’Università Statale di Milano nel 1962, con 110 e lode. Due anni dopo conseguì un Master of Laws alla Harvard Law School. Lavorò negli Stati Uniti e nell’ufficio legale di IBM Italia; nel 1967 avviò la professione forense, concentrandosi sul diritto commerciale, societario e dei mercati finanziari.

Nel 1969 fondò lo studio Erede Bianchi, che nel 1995 diventò Erede e Associati. La sua attività si estese ben oltre le telecomunicazioni. Seguì l’offerta di Generali su INA, l’acquisizione di Endesa da parte di Enel e Acciona e la fusione tra Luxottica ed Essilor. Si occupò anche della privatizzazione di Autostrade e delle quotazioni di grandi gruppi. In ciascuno di questi incarichi occorreva coordinare le regole societarie con gli interessi degli investitori e gli obiettivi industriali.

Tra i suoi assistiti figuravano Leonardo Del Vecchio e Gilberto Benetton. Per Del Vecchio seguì vicende legate a Generali e Mediobanca; assistette inoltre Urbano Cairo nelle operazioni su RCS e Pietro Salini nella disputa per il controllo di Impregilo. Nelle battaglie societarie la consulenza legale interveniva sui tempi e sulle alternative negoziali, fino alla possibilità di costruire una maggioranza. Non era un lavoro limitato alla stesura dei contratti.

Bonelli Erede e il modello dello studio strutturato

Nel 1999 Erede fondò con Franco Bonelli e Aurelio Pappalardo Bonelli Erede Pappalardo, oggi BonelliErede. L’unione di competenze e organizzazione rispondeva a operazioni che richiedevano di affrontare insieme diritto societario, finanza e contenzioso. Lo studio contribuì a consolidare in Italia un modello in grado di seguire imprese e investitori su dossier complessi, oltre la struttura costruita intorno al singolo professionista.

Nel corso della carriera Erede partecipò anche ad alcune delle prime operazioni di leveraged buyout e alla prima proxy fight in Italia. Nel primo caso, l’acquisizione è sostenuta in larga parte dal debito; nel secondo, gli azionisti si contendono le deleghe di voto. Fu anche componente dei consigli di amministrazione di società quotate. Sono strumenti e ruoli diversi, attraverso i quali si giocano la proprietà, il voto e l’indirizzo strategico di un’impresa.

L’eredità nel diritto d’impresa italiano

Colleghi e imprenditori lo hanno ricordato come un maestro del diritto societario e come un uomo riservato, appassionato di lettura e musica. Lavorava lontano dai riflettori, pur partecipando spesso a decisioni capaci di modificare gli assetti dei gruppi industriali. La sua carriera si svolse nel passaggio dalle partecipazioni statali alle acquisizioni, dalle privatizzazioni alle contese per il controllo delle società quotate.

Olivetti-Telecom resta un caso concreto di quella stagione. Una decisione societaria incise sulla guida di un settore tecnologico e rese visibile il peso delle regole nella contesa per il controllo. Capitale, tecnologia e governance continuano a incontrarsi nelle imprese contemporanee. Il percorso di Erede mostra come, nelle operazioni straordinarie, la consulenza legale partecipi alle scelte che stabiliscono chi controlla un’azienda e quale direzione industriale può intraprendere.

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