Forse proprio l’impegno per controlli più dettagliati è il motivo dello slittamento della presentazione del Samsung Galaxy S8. Stando alle ultime notizie, il produttore asiatico potrebbe presentare il prossimo smartphone top di gamma in occasione di un evento dedicato a New York a marzo, al massimo ad aprile. Dal punto di vista tecnico, il device potrebbe fare a meno del tasto Home con il sensore per il riconoscimento delle impronte digitali spostato lateralmente sul bordo curvo. A quanto pare potrebbe infatti sparire la differenza principale con la variante Edge. Si tratta di una delle mosse con cui Samsung cercherà il rilancio di immagine in questo 2017.

Se da una parte ci sono state incertezze sotto il profilo dell’affidabilità dell’ultimo phablet, prontamente ritirato dal mercato, dall’altra ci sono guai giudiziari dei massimi vertici che assestano duri colpi a una società che sente il fiato sul collo di una concorrenza sempre più agguerrita. Anzi, c’è chi, come Huawei, altro produttore di smartphone Android, ha già annunciato uno storico sorpasso in termini di vendite. Ma al di là dei numeri, il Samsung Galaxy S8, tecnicamente equipaggiato con l’attuale sistema operativo Android 7 Nougat (magari con il più recente update Android 7.1.1) e successivamente aggiornabile alla futura major release Android 8, rappresenterà certamente uno spartiacque nel segmento mobile. Ma non è il solo comparto su cui il gigante asiatico è pronto a scommettere. L’acquisizione di Harman, l’azienda americana di componenti auto hi-tech, per 8 miliardi di dollari, traccia un’altra rotta da seguire.

L’obiettivo è evidentemente diversificare il business oltre gli smartphone, aggiungendo l’utilizzo di semiconduttori, display e servizi mobile per le auto connesse e autonome. E in attesa del Samsung Galaxy S8 si continua a parlare del Samsung Galaxy Note 7. Se non altro perché la società di Seul ha reso noti i motivi che hanno portato al surriscaldamento e in alcuni casi all’esplosione del terminale: un mix tra design e manifattura delle batterie. L’indagine, così come le altre completate da tre organizzazioni industriali indipendenti, sono giunte alla conclusione che le batterie sono state all’origine degli incidenti del Note 7.

Da qui la decisione di Samsung di farsi “carico delle responsabilità dell’insuccesso verificando e identificando la questione nel processo di design e manifattura delle batterie“. I costi del richiamo di 2,5 milioni di Galaxy Note 7 sono stimati in 5,3 miliardi di dollari. Circa 700 ricercatori e ingegneri di Samsung hanno lavorato sulla replica degli incidenti testando oltre 200.000 Galaxy Note 7 completi e più di 30mila batterie. KohDong-jin, a capo della divisione smartphone della società, ha rinnovato le scuse della compagnia auspicando l’impegno a riconquistare la fiducia dei consumatori nel mondo.

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