La piacevole novità è rappresentata dal mantenimento dello stesso livello di prezzi dell’iPhone 7 rispetto all’iPhone 6S. O meglio, il passaggio a una versione base più capiente del nuovo smartphone top di gamma di Apple, da 32 anziché da 16 GB, non dovrebbe comportare alcun aggravio di costi, anche in Italia. Sono queste le indicazioni che arrivano dalle ultime notizie che arrivano al di là dell’oceano. Si ricorda che, di listino, per portare a casa l’iPhone 6S occorrono 779 euro per il modello da 16 GB, 889 euro per quello da 64 GB e 999 euro per quella da 128 GB. I prezzi sono superiori per la variante Plus: 889 euro per il modello da 16 GB, 999 euro per quello da 64 GB e 1.109 euro per quello da 128 GB.

Si va poi verso la conferma dell’inclusione dell’Italia tra i Paesi in cui sarà lanciato l’iPhone 7 solo in un secondo momento, tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre. In questo contesto, l’Irlanda ha deciso di fare appello contro la stangata della Commissione europea ad Apple e si tratta di un tassello importante nelle strategie difensivi della multinazionale della mela morsicata e per il mantenimento della stabilità (comunque superiore alla media) dei prezzi, anche in riferimento all’iPhone 7. Il caso di Cupertino continua ad animare il dibattito sulle due sponde dell’Atlantico e il presidente statunitense Barack Obama intende avviare un confronto sulle strategie per combattere l’elusione fiscale convinto che sia necessario un approccio coordinato a livello globale, e non basato su azioni unilaterali.

Gli Stati Uniti non hanno nascosto le loro critiche all’azione della commissaria europea alla Concorrenza, Margrethe Vestager. Apple ha parlato di decisione politica. Ma anche dal Tesoro americano sono arrivate parole dure, con il segretario Jack Lewche ha parlato di accanimento contro le aziende statunitensi e paventato rischi agli investimenti. Vestager si difende: «Non voglio rendere la vita difficile alle imprese responsabili che pagano la loro giusta quota di tasse. Al contrario voglio assicurarmi che tutti abbiano un’uguale possibilità di successo» sul mercato. Ma la difesa non placa lo scontro, nel quale scende in campo anche l’Irlanda. Il governo irlandese ha deciso di presentare appello nonostante le divisioni al suo interno.

Alcuni esponenti dell’esecutivo hanno infatti sollevato dubbi sul ricorso perché l’ammontare chiesto a Cupertino è pari a quello che il Paese paga ogni anno per finanziare il sistema sanitario. Nonostante le divergenze però il governo ha sostenuto all’unanimità la necessità di presentare appello. «Ritengo che ci siano alcuni principi molto importanti in gioco in questo caso e che sia necessario difendere in tribunale gli interessi dell’Irlanda» afferma il ministro delle finanze Michael Noonan, annunciando anche una revisione del sistema delle imposte per valutare la complicata struttura che le multinazionali in Irlanda usano per ridurre i loro obblighi fiscali.

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