Nel mirino la sinergia con Facebook

Tutto nasce dalla decisione di WhatsApp di aprirsi alle aziende e al marketing. Per permettere di avere messaggi rilevanti per l’utente, WhatsApp condivide un maggiore numero di dati con Facebook, numero di telefono compreso. Una passaggio evitabile facendo il cosiddetto opt out, chiedendo che i propri dati non siano condivisi. E non bastano le rassicurazioni della stessa WhatsApp secondo cui le chat non saranno condivise con i server dei social network, né con gli inserzionisti: il Garante della privacy ha deciso di aprire un’inchiesta mentre in Germania il Garante di Amburgo ha espressamente vietato a Facebook di raccogliere dati.

WhatsApp replica dicendo di rispettare le leggi europee e promette di collaborare con l’autorità italiana. «Il Garante – si legge in una nota – ha invitato WhatsApp e Facebook a fornire elementi utili alla valutazione del caso». E «ha chiesto di chiarire se i dati riferiti agli utenti di WhatsApp, ma non di Facebook, siano anch’essi comunicati alla società di Menlo Park, e di fornire elementi riguardo al rispetto del principio di finalità, considerato che nell’informativa originariamente resa agli utenti WhatsApp non faceva alcun riferimento alla finalità di marketing».

«La nuova privacy policy di Facebook e WhatsApp pone serie preoccupazioni dal punto di vista della protezione dei dati personali – ha detto all’Ansa il garante della Privacy, Antonello Soro -. Il flusso massiccio di dati non riguarda solo gli utenti di Facebook o WhatsApp, ma si estende anche a chi non è iscritto a nessuno dei due servizi, i cui dati vengono comunicati per il semplice fatto di trovarsi in una rubrica telefonica di un utente di WhatsApp». Quest’ultima risponde di «essere conforme alla legge sulla protezione dei dati dell’Unione europea. Lavoreremo con il Garante nel tentativo di rispondere alle sue domande e di risolvere eventuali problemi».

In Germania, il garante per la protezione dei dati personali di Amburgo, Johannes Caspar, ha vietato a Facebook di raccogliere nuovi dati dei circa 35 milioni utenti tedeschi di WhatsApp e di cancellare quelli raccolti. Caspar ha sostenuto che gli utenti tedeschi di WhatsApp devono poter decidere da soli se collegare il loro account a Facebook e ha aggiunto di voler cercare un coordinamento con le authority di altri Paesi dell’Unione europea. Un affondo su Facebook da parte delle autorità europee rischierebbe di infliggere un nuovo colpo alle relazioni fra Stati Uniti e l’Unione europea. La richiesta di informazioni al social network si va infatti ad aggiungere all’azione da 13 miliardi di euro contro Apple, alle indagini antitrust in corso su Google, e a quelle su Amazon per l’accordo fiscale in Lussemburgo.

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