L’Antitrust vuole vederci chiaro sulla cessione dei dati personali

Non bastano i continui aggiornamenti con le tante novità introdotte, anche in riferimenti alla tutela della privacy, a togliere WhatsApp dai riflettori. Il popolare software di messaggistica istantanea per iPhone e cellulari Android è di nuovo nel mirino. Questa volta è l’Autorità garante della concorrenza e del mercato italiana ad accendere un faro: una doppia istruttoria per presunte violazioni del Codice del consumo. L’Antitrust vuole vederci chiaro sulla cessione dei dati personali degli utenti della app di messaggistica istantanea a Facebook che ne è proprietario. Un tema su cui il mese scorso hanno deciso di indagare sia il Garante della Privacy italiano sia la Commissione europea.

Il primo procedimento avviato dall’Autorità guidata da Giovanni Pitruzzella mira appunto ad accertare se la società americana abbia costretto gli utenti di WhatsApp Messenger ad accettare i nuovi termini contrattuali, in particolare la condivisione dei propri dati personali con Facebook, facendo loro credere, con un messaggio visibile all’apertura dell’applicazione, che sarebbe stato altrimenti impossibile proseguire nell’uso della stessa applicazione. Si tratta di un passaggio di rilievo, considerando le tante contestazioni che sono piovute addosso a WhatsApp . L’altro procedimento è diretto invece ad accertare la vessatorietà di alcune clausole inserite nei Termini di utilizzo del software.

L’indice è puntato in particolare contro la facoltà di modifiche unilaterali del contratto da parte della società, il diritto di recesso stabilito unicamente per il professionista, le esclusioni e le limitazioni di responsabilità a suo favore, le interruzioni ingiustificate del servizio, la scelta del foro competente sulle controversie che, a oggi, è stabilito esclusivamente negli Stati Uniti. Qualora l’Antitrust accertasse gli illeciti, inoltre, si muoverà anche il Codacons, associazione italiana a tutela dei consumatori, che minaccia una class action per far ottenere agli utenti italiani il risarcimento per la lesione dei diritti dei consumatori.

La nuova politica per la privacy della app di messaggistica, è già finita anche nel mirino di Bruxelles: l’Unione europea ha chiesto a Facebook informazioni sulle modifiche sull’uso dei dati raccolti con la controllata WhatsApp. E un mese fa anche il Garante per la privacy italiano ha deciso di aprire un’inchiesta. Insomma, tante grane per WhatsApp dagli esiti tuttora imprevedibili. Al di là dell’Oceano, la commissione federale per le comunicazioni degli Stati Uniti ha poi approvato a maggioranza nuove regole che impongono ai provider a banda larga di ottenere il permesso degli utenti per raccogliere e cedere dati personali tratti dalle loro navigazioni online. Fino a ora potevano tracciare i clienti a meno che non ricevessero uno stop da parte loro. È la prima volta che la Fcc approva queste restrizioni per i provider di Internet ad alta velocità.

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