Questa volta sfrutterebbe una falla presente in Adobe Flash Player



Torna lo spettro dei ransomware, virus che si insidiano nei computer e ne permettono lo sblocco solo dietro pagamento. Non si tratta di una novità, poiché solo alcuni mesi fa sono state migliaia le segnalazioni. Questa volta sfrutterebbe una falla presente in Adobe Flash Player. Il modo in cui cercano di intrufolarsi è tra i più subdoli. Vengono infatti camuffate le mail di alcuni tra i servizi più popolari, come quelli di poste, banche, società di energia elettrica, acqua, gas,gestori del servizio telefonico, con l’invito ad aprire gli allegati perché contenente i dati sulla fattura, sulla spedizione o su un bonifico effettuato. Naturalmente falsi infetti.

La polizia postale ha innalzato da tempo l’allerta cryptolocker, uno dei virus di questo tipo più diffusi. Il caso più clamoroso risale a luglio quando sono stati chiusi 17 falsi siti Enel in cui si celava il virus. Le vittime cadute in questa estorsione hanno pagato in media 300 euro per tornare in possesso dei propri dati. Il miglior antidoto è la prevenzione: è consigliabile leggere solo i messaggi di cui si conosce il mittente e mai aprire gli allegati sospetti, soprattutto quelli che estensione .exe. Naturalmente è importante installare e aggiornare con frequenza un buon antivirus e mantenere attivo il firewall del dispositivo o della rete. Se ci si accorge che il cryptolocker ha già colpito spegnere il computer e rivolgersi a un esperto.

Un esperto spiega al sito Business Insider come siano vulnerabili gli uffici di polizia che non hanno la consuetudine di fare il backup e la conservazione dei dati, uno degli antidoti a questa forma di cybercrime. Il contagio di ransomware dapprima diffuso via mail nelle campagne di phishing è diventato sempre più sofisticato: ha preso di mira i computer Apple con il virus KeRanger, si è travestito da app che promette video porno e da falso spot sui siti di informazione; ha preso le sembianze di programmi popolari come Google Chrome e Adobe Flash Player, molto usati dagli utenti. In questi due casi sono stati vittime pizzo elettronico anche molti italiani.

Su 2.500 casi registrati lo scorso anno, riporta il sito Business Insider, 321 riguardano, 29 agenzie governative. “Una minaccia destinata a crescere perché la gente paga“, ha detto nei giorni scorsi al Wall Street Journal Chris Stangl, della Cyber Division dell’Fbi. Lo scorso anno le vittime di questo crimine informatico hanno sborsato più di 24 milioni di dollari con cifre da 200 a 10.000 dollari. Rispetto al 2005 negli Stati Uniti sono state 7.700 le denunce pubbliche e i danni ammontano a 57 milioni di dollari.

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