In fin dei conti basta fare un giro anche su Twitter oltre che sui vari Facebook e Instagram per rendersi conto come i profili falsi siano tanti, tantissimi. Al pari delle notizie inventate. Inevitabile allora aspettarsi una stretta sia per permettere di conoscere i numeri reali degli iscritti e sia per facilitare le scelte di spesa in pubblicità. D’altronde, nel giro di 3 o 4 anni gli investimenti delle aziende si concentreranno esclusivamente o quasi sui social media, abbandonando riviste e quotidiani, sempre meno utilizzati dai più giovani per informarsi ed evidentemente con un impatto molto negativo sulla qualità dell’informazione.

Secondo i dati raccolti dall’agenzia Zenith Optimedia, le inserzioni sui social a fine 2016 raggiungeranno un giro di affari pari a 29 miliardi di dollari, per superare i 50 miliardi nel 2019. Il sorpasso rispetto ai giornali però dovrebbe avvenire solo nel 2020, quando la supremazia dei social in ambito pubblicitario verrà ufficialmente sancita. I social sono ovunque e già da alcuni anni hanno colonizzato gli smartphone, strumenti di svago, comunicazione e lavoro che tutti noi tendiamo a usare per molto tempo, quotidianamente: secondo alcune statistiche si parla di una media di 5 ore al giorno. Nell’epoca della post verità anche i social media cominciano allora a preoccuparsi e a temerne gli effetti perversi delle fake news.

Al di là di chi costruisce carriere e fortune economiche sulla costruzione di fatti plausibili ma falsi, aumentano anche le vite distrutte e le reputazioni infangate dalla diffusione di notizie non verificate o addirittura inventate. Twitter corre al riparo annunciando il lancio imminente di iniziative per combattere molestie e soprusi online, con una stretta alla possibilità di generare account anonimi. Il social media studia misure per «identificare coloro che sono stati sospesi in via permanente, e impedire loro di creare nuovi profili» dice il vice presidente Ed Ho, nonché il varo di un servizio di ricerca sicura in grado di deselezionare automaticamente i tweet dal contenuto potenzialmente sensibile.

L’obiettivo è in particolare quello di mettere uno stop ai profili destinati unicamente a «molestare o a disturbare il prossimo». Cioè, le fake news. La ricerca sicura di Twitter non impedirà, però, a chi lo volesse di recuperare i messaggi scartati in prima battuta. L’annuncio del social network fondato a San Francisco nel 2006, segue la presa di posizione di Google e Facebook contro le fake news in vista delle elezioni francesi. I due giganti del web proprio lunedì avevano comunicato di voler combattere le notizie bufala nella scia di impegni simili già presi negli Stati Uniti e in Germania, dopo le polemiche scoppiate durante la campagna elettorale americana.

Proprio la Germania si è mossa per prima contro il fenomeno, incaricando alcune compagnie di fare da filtro su Facebook attraverso il fact checking. E adesso otto testate giornalistiche, tra cui Le Monde, lavoreranno insieme a Facebook per attività di controllo (fact check, appunto) della veridicità dei contenuti relativi alle prossime presidenziali in Francia. Allo stesso tempo l’organizzazione no profit First Draft News svilupperà un progetto per la verifica delle notizie, anche grazie alla collaborazione e ai finanziamenti del News Lab di Google.

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