La formazione nella scuola continua a essere un tema caldo al Ministero dell'Istruzione



Le linee programmatiche del dicastero dell’Istruzione sono finite nelle Commissioni Cultura riunite di Camera e Senato. A presentarle è stato lo stesso ministro Valeria Fedeli. Ebbene, ampio spazio è stato dedicato al capitolo formazione per docenti e aspiranti insegnantiun sostegno economico, oltre che formativo, deve essere fatto»), oltre per personale Ata e dirigenti. Ma senza alcun riferimento diretto al Tfa terzo ciclo, ma confermando di fatto il corso-concorso per il prossimo anno. Le linee guide indicate sono quelle di un percorso chiaro per l’accesso all’insegnamento ovvero una formazione che conduce all’assunzione a tempo indeterminato e di una risoluzione definitiva al problema delle graduatorie.

I successivi interventi dei componenti dei due organismi parlamentari hanno tirato in ballo anche lo stesso Tfa terzo ciclo, ma la replica di Valeria Fedeli è stata rinviata ai prossimi giorni. Tfa 2017 a parte, il 6 politico alla maturità non esiste. Parola del ministro Fedeli, che alla vigilia delle pubblicazione delle materie per l’esame 2017 (saranno rese note lunedì mattina via web sul sito del Miur), ha parlato del futuro della prova. Dando allo stesso tempo rassicurazioni agli studenti delle zone terremotate: sarà una norma del Consiglio dei ministro a derogare il limite minimo dei 200 giorni di lezione, in pratica a salvare l’anno scolastico.

Fedeli ha spiegato che parlare di 6 politico per l’ammissione al futuro esame di maturità (la riforma non riguarda quest’anno) «è un errore, una semplificazione che non corrisponde al dibattito di qualità», commentando lo schema di decreto sugli esami di Stato, che prevede almeno la media del 6 per l’ammissione alle prove e non la sufficienza in tutte le materie come avviene ora. «C’è stata una lunga discussione – ha sottolineato Fedeli – che ha portato a far valutare, come avviene anche in altri Paesi europei, tutto il curriculum formativo. In questo senso è una responsabilità in più che si mette in campo a quella valutazione da parte dei docenti. Sono molto contenta che se ne discuta ma parlare di 6 politico è un errore, una semplificazione che non corrisponde al dibattito di qualità».

Presentando poi le linee programmatiche del suo dicastero alle Commissioni Cultura riunite di Camera e Senato, il ministro ha ribadito che «l’esame di maturità non sarà più facile. Certo, si sono ridotte a due le prove, ma la seconda potrà essere multidisciplinare. L’esame sarà così più semplice nelle modalità, ma questo non vuol dire più facile, quello che mi pare importante è il processo di valutazione che cambierà nell’approccio. Dando maggior peso al percorso dell’ultimo triennio e stimolando gli insegnanti a esprimere una valutazione complessiva su ciascuna alunna e ciascuno alunno».

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