Nato il sito haisentitoilterremoto.it per segnalare nuove scosse

Anche oggi venerdì 28 ottobre 2016 c’è poco da stare sereni e gli aggiornamenti in tempo reale che arrivano dalla diretta dai territori di Marche, Umbria, Abruzzo, colpiti da un altro devastante terremoto, con scosse avvertite anche in Toscana, Molise e fino a Napoli, Roma e nel Lazio, ne sono la prova più evidente. Sono stati 170mila i tweet nella notte con #terremoto e ben 15mila in poche ore le persone a segnalare la propria esperienza sul sito haisentitoilterremoto.it, un progetto dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), che fa rivivere la scala Mercalli, basata sulle conseguenze delle cosse.

Su Twitter il picco dell’hashtag #terremoto si è avuto subito dopo le scosse e il termine non hashtag più usato fino alle prime ore del mattino, è stato terremoto, usato 146mila volte da oltre 58mila utenti. A scatenare i terremoti del 24 agosto nel Reatino e quello del 26 ottobre tra Perugia e Macerata sono state due faglie contigue e in continuità: «I due terremoti sono collegati per la loro similitudine, ma dobbiamo ancora capire se si trovano su due faglie distinte oppure su due segmenti della stessa faglia», ha detto il sismologo Alessandro Amato, dell’Ingv. Non ci sono dubbi sul fatto che i due terremoti siano legati tra loro, ma adesso il compito dei sismologi è capire in che modo.

Non è assolutamente facile, considerando quanto sia complesso il sistema di faglie nella zona dell’Appennino. Interpretarlo è difficile e completamente diverso dal considerare faglie lineari, come la celebre faglia di Sant’Andrea, che attraversa la California per 1.300 chilometri. «Quella è un oggetto continuo, che si estende per centinaia di chilometri, un terremoto attiva porzioni diverse dello stesso sistema», ha osservato il sismologo Gianluca Valensise, dell’Ingv. «Il sistema di faglie dell’Appennino è completamente diverso: sono frammentate, al punto che nell’Italia Centrale la loro estensione media è fra 10 e 20 chilometri, mentre a Sud riesce a raggiungere 40 o 50 chilometri».

I terremoti così frequenti nell’Italia Centrale sono quindi generati da queste relativamente piccole faglie, «collegate fra loro in un rapporto dinamico», ha detto ancora l’esperto. Per questo ieri all’Ingv c’è stata una lunga riunione tecnica, «ma non è ancora stato possibile raggiungere conclusioni chiare», ha osservato Amato. I dati analizzati saranno presentati oggi alla Commissione Grandi Rischi. L’incontro di ieri è servito per «comprendere come organizzare i rilievi sul campo», ha precisato la direttrice della Struttura Terremoti dell’Ingv Daniela Pantosti.

Le nuove stazioni mobili, le prime già installate ieri, si aggiungono a quelle attivate dopo il 24 agosto: «Adesso l’area da controllare si è estesa verso Nord di una ventina di chilometri, è praticamente raddoppiata», ha detto ancora Pantosti. Le reti mobili permetteranno di studiare la geometria del sistema faglie, insieme ai satelliti, che forniranno «un modello più raffinato», spiega Massimo Cocco dell’Ingv. E aggiunge: «Al momento abbiamo visto che la rottura della faglia è estesa in direzione Nord: il terremoto del 26 ottobre è sicuramente collegato a quello del 24 agosto scorso nel Reatino: se non ci fosse stato il terremoto del 24 agosto, quello di ieri probabilmente sarebbe forse arrivata fra 10 o 100 anni».

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