L'Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) mette in guardia



Anche oggi e nei prossimi giorni occorre mantenere alta l’attenzione sul fronte terremoto in Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo con possibili ripercussioni più lievi anche in Toscana. Parola dei sismologi dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) che continuano a rilasciare aggiornamenti online. In particolare, secondo Gianluca Valensise, sono da da mettere in conto altre scosse di magnitudo variabile in direzione Sud-Est. Proprio perché si trova l’ultima parte del sistema di faglie che non si è ancora attivato. Poi la situazione dovrebbe assestarsi: “Dopo questo settore si entra nel sistema di faglie che si era attivato nel 2009, generando il terremoto dell’Aquila, e che presumibilmente non è attualmente carico di energia e che di conseguenza non è in grado di dare forti terremoti“.

La parte esterna Adriatica si muove verso Nord-Est con velocità di 3-5 mm all’anno. La parte interna Tirrenica si muove prevalentemente verso Nord con velocità di 1-2 mm all’anno. L’area di separazione tra questi due settori, a movimento differenziato, corrisponde alla fascia di maggiore sismicità che si sviluppa dall’Aquilano all’Appennino romagnolo. Per questo motivo c’è una divergenza di 2-3 mm all’anno: questo suggerisce che queste zone potrebbero avere accumulato deformazione sufficiente per provocare scosse di magnitudo maggiore di 5.5. Come fanno notare gli esperti, i terremoti che si sono registrati dallo scorso agosto a ieri sono localizzati in un’area del nostro Paese che ha precise caratteristiche orografiche.

A differenza degli altri gruppi di montagne che si trovano nell’Appennino Centrale, costituiti da rocce carbonatiche, ossia da calcari e dolomie, le aree del sisma sono caratterizzate da rocce che i geologi chiamano di origine torbiditica, la cui età è di circa 6-7 milioni di anni. Una successione torbiditica è composta da arenarie, cioè materiale fino come sabbia e argilla. Queste rocce sono il risultato di materiale che è scivolato lungo varchi sottomarini in seguito al sollevamento e al corrugamento del Gran Sasso: ci sono state quindi vere e proprie frane sottomarine. Tra 2 e 3 milioni di anni fa in seguito ai movimenti cui sono stati sottoposti gli Appennini nel loro insieme e in particolare dopo l’innalzamento del gruppo del Gran Sasso più a sud, si è formata una lunga frattura che si sviluppa per alcune decine di chilometri e che nel tempo si è mossa per circa due chilometri.

Di fatto, non c’è giorno, da cinque mesi a questa parte, che il sistema di Protezione civile non sia chiamato ad affrontare una qualche emergenza. Il Centro Italia devastato dalla fine dell’estate all’inizio del 2017 da tre terremoti, il Sud del Paese attraversato da settimane da perturbazioni che hanno portato la neve fin sulla spiaggia di Santa Maria di Leuca, le regioni settentrionali da settembre senza precipitazioni, costrette a far fronte a un serio problema di siccità e agli incendi alimentati dal vento che soffia a oltre cento chilometri orari, migliaia di Vigili del fuoco, militari, poliziotti, volontari che non tornano a casa da mesi.

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