Nella presentazione si descrive come una società di fotocamere



Se prima è stata Facebook a cattuare l’attenzione di tutto il mondo per il suo sbarco in Borsa, molto presto sarà il turno di Snapchat. Snap Inc, la società a cui fa capo la piattaforma di social networking, si prepara alla quotazione a Wall Street, con la quale punta a raccogliere 3 miliardi di dollari a una valutazione di 25 miliardi di dollari. La società dei messaggini che spariscono intende quotarsi con il simbolo Snap al Nyse a marzo, in quella che potrebbe essere la maggiore IPO (Initial Public Offering, Offerta Pubblica Iniziale) dal 2014, ovvero da Alibaba. A livello mondiale, l’IPO più rilevante è quella cinese dell’Agricultural Bank of China (22,121 miliardi di dollari nel 2010). In Italia, invece, è stata quella dell’Enel (16,58 miliardi di dollari nel 1999).

Snapchat si descrive come una società di fotocamere, e afferma che «reinventarle è la maggiore opportunità per migliorare le modalità in cui la gente vive e comunica», si legge nei documenti depositati alla Sec. «Il nostro prodotto permette alle persone di esprimersi, vivere il momento, conoscere il mondo e divertirsi con gli altri», sostiene ancora la società. Il gruppo punta a raggiungere una valutazione di 25 miliardi di dollari, 13 milioni di dollari per dipendente contro i 23 milioni di un lavoratore Facebook.

Il controllo dell’azienda resterà nelle mani dei cofondatori Evan Spiegel e Bobby Murphy, rispettivamente amministratore delegato e direttore tecnologico di Snap: i due avranno la stessa quota, 5,5 miliardi di dollari a testa, ed emetteranno solo azioni prive di potere di voto, cosa che li porta a dire che probabilmente quella di Snap è la prima Ipo a fare così. «La nostra raccolta pubblicitaria è ancora giovane ma sta crescendo rapidamente» afferma Snap nella documentazione, presenta in novembre ma resa nota solo ora, grazie alle regole che consentono alle aziende con meno di un miliardo di dollari di ricavi di non dover comunicare pubblicamente. I ricavi nel 2016 sono schizzati a 404,5 milioni di dollari, quasi otto volte quelli del 2015.

Ma il rosso è aumentato a 514 milioni di dollari a fronte di perdite per 373 milioni di dollari nel 2015. Su questo fronte Snap ha detto chiaramente che potrebbe non riuscire mai a fare profitti: «Abbiamo subito una perdita operativa in passato, ci aspettiamo di incorrere in una perdita operativa nel futuro e potremmo non raggiungere mai o mantenere la redditività», afferma il documento. Al quarto trimestre del 2016 gli utenti attivi giornalieri sono 158 milioni, con una crescita del 48% rispetto all’anno precedente. Fondata nel 2011 in un dormitorio di Stanford, Snapchat si è trasformata in un fenomeno sociale: all’inizio criticata per essere solo un mezzo per sexting, lo scambio di messaggi a sfondo sessuale, Snapchat ha conquistato i Millennials. «Quando abbiamo iniziato, molti non capivano cosa fosse Snapchat e dicevano che era usata solo per sexting, ma noi sapevamo che poteva essere usata per molto di più».

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