Dal passaparola al web per convincere gli indecisi

Si sta andando dal passaparola fino alle app per smartphone e tablet per convincere i cittadini ancora indecisi a votare sì o no al referendum costituzionale di domenica prossima. Mezzi antichi e moderni sono tutti messi in campo dai diversi Comitati che sostengono o osteggiano la riforma approvata dal parlamento e su cui si devono esprimere i cittadini il 4 dicembre. Il primo Comitato a partire, mentre la riforma era ancora tra Camera e Senato, è stato quello per il no costituito da un nutrito gruppo di giuristi – tra cui Gustavo Zagrebelsky, Stefano Rodotà -, intellettuali, ex politici di sinistra e sindacalisti, e presieduto da Alessandro Pace.

Proprio l’adesione di molti non politici permette l’organizzazione sul territorio di incontri sul referendum secondo il format classico della conferenza. Il tutto è possibile grazie al volontariato di numerosi simpatizzanti che hanno formato quasi 500 comitati locali. Il Comitato si è dotato anche di un vivace sito Internet che mette a disposizione materiale da scaricare e da usare sia nei rapporti diretti che sui social: volantini da stampare in proprio o da condividere su Facebook o Twitter, così come video da condividere sui social o da utilizzare negli incontri pubblici. Un calendario riporta tutti gli appuntamenti nella penisola, anche nei centri minori.

Nello stesso spazio web sono presenti i link per scarica l’app per smartphone e tablet Android sul Google Play o per iPhone e iPad sull’App Store. Le ragioni del no? Secondo quanto argomenta il Comitato, non si cambia la Costituzione con un colpo di mano di una finta maggioranza, quella italiana era la Costituzione di tutti, il referendum non potrà salvare né compensare vizi di origine, la Costituzione deve unire e non dividere, il combinato disposto con la legge elettorale porta a un premierato assoluto, saltano pesi e contrappesi, il nuovo Senato è solo un pasticcio, non funziona il riparto di competenza tra Stato, Regioni e Autonomie locali, si sostituisce il centralismo al pluralismo e alla sussidiarietà e si crea inefficienza, non si valorizza il principio di responsabilità.

Anche il Comitato per il sì promosso dal Partito democratico sostiene di aver raggiunto i 4.000 comitati in Italia e 48 all’estero, le cui operazioni di voto sono già concluse e ora si attende solo lo scrutinio delle schede. Ciascuno di essi è chiamato a organizzare eventi sul territorio invitando parlamentari o giuristi che sostengono il sì. Dal sito del Comitato Basta un sì, i volontari possono scaricare volantini e materiale per Facebook o Twitter.

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