No del Garante privacy alla banca dati online della reputazione. Il tutto mentre aumentano le richieste di cancellarsi da Facebook, WhatsApp, Twitter, Instagram e newsletter ovvero da Internet. Il progetto per la misurazione del rating reputazionale, elaborato da una organizzazione articolata in un’associazione e da una società preposta alla gestione dell’iniziativa, viola le norme del Codice sulla protezione dei dati personali e incide negativamente sulla dignità delle persone. L’infrastruttura, costituita da una piattaforma web e un archivio informatico, dovrebbe raccogliere ed elaborare una mole rilevante di dati personali contenuti in documenti caricati volontariamente sulla piattaforma dagli stessi utenti o pescati dal web.

Attraverso un algoritmo, il sistema assegnerebbe poi ai soggetti censiti degli indicatori alfanumerici in grado, secondo la società, di misurare in modo oggettivo l’affidabilità delle persone in campo economico e professionale. Sarebbe preso in considerazione anche il comportamento sui vari Facebook, Twitter, Instagram e Google+. Nel disporre il divieto di qualunque operazione di trattamento presente e futura, il Garante ha ritenuto che il sistema comporti rilevanti problematiche per la privacy a causa della delicatezza delle informazioni che si vorrebbero utilizzare, del pervasivo impatto sugli interessati e delle modalità di trattamento che la società intende mettere in atto.

Pur essendo infatti legittima, in linea di principio, l’erogazione di servizi che possano contribuire a rendere maggiormente efficienti, trasparenti e sicuri i rapporti socioeconomici, il rating reputazionale elaborato potrebbe ripercuotersi sulla vita delle persone censite, influenzando le scelte altrui e condizionando l’ammissione degli interessati a prestazioni, servizi o benefici. Per quanto riguarda, poi, l’asserita oggettività delle valutazioni, la società non è stata in grado di dimostrare l’efficacia dell’algoritmo che regolerebbe la determinazione dei rating al quale dovrebbe essere rimessa, senza possibilità di contestazione, la valutazione dei soggetti censiti.

Si accennava alle richieste di cancellazione dai social media ovvero i vari Facebook, Twitter, Instagram e Google+, oltre che le registrazioni a servizi e newsletter. Ebbene, per eliminare ogni nostra traccia virtuale ovvero per cancellarsi dalle mailing list che non si reputano più utili, ma anche per accedere con facilità alle opzioni per eliminare i propri profili da un social network o da un’applicazione che non si vuole più usare, compresi servizi come YouTube e Vimeo per la condivisione video, c’è deseat.me. Basta accedere al sito con il proprio account Google il servizio fa una rapida scansione delle piattaforme e dei servizi web cui gli utenti sono iscritti e fornisce un elenco dei vari account aperti a proprio nome. Gli utenti possono quindi scegliere se tenere quel servizio o se metterlo da parte per cancellarlo.

Come giudichi l'articolo?
[Totale: 2 Media: 4]

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il commento!
Il tuo nome