Si tratta di un social su misura per gli adolescenti che punta a diventare il numero uno al mondo. Si chiama Monkey, è stato creato da Ben Pasternak e Isaiah Turner, rispettivamente 17 e 18 anni e ha già chiamato a raccolta duecentomila utenti. I più giovani non sono pienamente soddisfatti di quanto viene offerto loro da social network come Facebook e app come Snapchat. Monkey è sotto le luci dei riflettori non solo perché creata da due piccoli menti ma anche perché sfrutta un meccanismo potenzialmente rischioso. Mette in contatto video, casualmente e per pochi secondi, ragazzi che non si conoscono. Se scattano feeling e simpatia, si può continuare a chiacchierare, altrimenti si passa a qualcun altro.

Da parte loro e con una concorrenza sempre più agguerrita, di cui Monkey è solo un esempio, Facebook e Twitter sono alle prese con qualche problema di troppo. Dopo le denunce dei mesi scorsi su annunci pubblicitari discriminatori nei confronti di alcune etnie, Facebook corre ai ripari: rafforza controlli e linee guida rivolti agli inserzionisti sfruttando anche l’intelligenza artificiale. Ad accusare Facebook di pubblicità razzista era stata in particolare ProPublica, piattaforma no-profit di giornalismo investigativo indipendente che ha vinto due premi Pulitzer. A ottobre scorso il sito aveva pubblicato un’inchiesta che evidenziava una discriminazione nelle pubblicità sul social network relative agli alloggi: in alcuni casi si escludevano dalla visualizzazione di annunci gli afroamericani, gli ispanici e gli utenti di altre etnie.

Secondo esperti di diritti civili interpellati da ProPublica, tale pratica violava una legge federale degli Stati Uniti, il Fair Housing Act. Facebook aveva già reagito ribadendo la contrarietà a forme di pubblicità razziste e adesso annuncia misure che rafforzano questo impegno. In primis ha aggiornato le policy rivolte agli inserzionisti, rendendo il divieto di discriminazione negli annunci, già esistente, più forte ed esplicito. In secondo luogo la piattaforma si avvarrà di un update del suo algoritmo.

La cinese Weibo vale più della rivale Twitter. Il recente rally ha fatto schizzare la sua capitalizzazione di mercato a 11,3 miliardi di dollari, sopra gli 11,1 miliardi di dollari di Twitter. I titoli di Twitter sono calati la scorsa settimana dopo i conti sotto le attese e sulla scia del fatto che la società non è riuscita a capitalizzare l’effetto Trump. I titoli Weibo, in parte controllata da Alibaba, continuano invece a salire con l’aumento degli utenti e la sua capacità di capitalizzare su un pubblico più numeroso. Il sorpasso di Weibo rientra nel fenomeno più generalizzato di crescita delle aziende tecnologiche cinesi, che stanno recuperando il divario con le rivali occidentali. La capitalizzazione di mercato di Alibaba è inferiore a quella di Amazon, 255 miliardi di dollari a fronte di 395 miliardi di dollari. Ma i 2,47 miliardi di dollari di utile netto di Alibaba negli ultimi tre mesi del 2016, mettono in ombra i 749 milioni di dollari di Amazon.

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