Sono i numeri a certificare una sensazione avvertita da molti sullo stato di salute di Internet in Italia. Nel 2015 il 28% degli italiani non ha mai navigato sul web e gli accessi alla banda ultralarga sono passati dal 3,8% della popolazione del 2014 ad appena il 5,4%. È l’immagine di un Paese in affanno nell’universo Internet, quella scattata dall’Agcom nella Relazione annuale al Parlamento. I ricavi del settore comunicazioni sono scesi dell’1% a 52,6 miliardi, con un calo dell’1,5% nelle telecomunicazioni e dell’1,2% nei media, che vedono però una battuta d’arresto nel trend recessivo. Soffre l’editoria, mentre sul fronte TV Sky resta regina dei ricavi e con Mediaset e Rai occupa ancora il 90% del mercato.

«L’accesso o il non accesso a Internet può essere il nuovo volto della diseguaglianza», avverte la presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini, puntando il dito sul ritardo cronico dell’Italia sul web e invitando ad aprire un’ampia riflessione sulle reali prospettive e sui modi di intervento. Un’arretratezza sulla quale pesano «un minor livello di specializzazione e cultura digitale e l’invecchiamento della popolazione», spiega il presidente dell’Autorità Angelo Marcello Cardani. Gli italiani continuano inoltre a preferire l’accesso dagli smartphone (75% contro il 53% degli accessi alla rete fissa). Nella torta delle telecomunicazioni, calano ancora i ricavi da telefonia vocale (-8%), mentre crescono quelli da servizi dati (+3,6%, a 5,37 miliardi). Frena dopo anni la recessione anche nel settore media: i ricavi 2015 scendono dell’1.2%, a 14,207 miliardi.

Il tutto mentre Mediaset vuole diventare un gruppo sempre più internazionale e la strategia immaginata dall’amministratore delegato Pier Silvio Berlusconi, dopo l’accordo con Vivendi potrebbe passare anche per acquisizioni di canali free in Europa. «Macchine avanti» dice, usando un termine marinaresco, «investiamo in innovazione e reti». L’ottimismo nasce dai dati della raccolta pubblicitaria che nel primo semestre vede Mediaset «vicina al +4%» e in Borsa il titolo viene premiato con un progresso dell’1,8% a 3,11 euro.

«Dopo un 2015 di su e giù, il 2016 è partito bene, sono 13 mesi in cui la pubblicità continua a crescere» anche se non si sbilancia sull’intero anno. «Ci stiamo guardando in giro, l’ambito è quello della televisione free, le possibilità sono Francia, Germania e anche se adesso viene più difficile dirlo Inghilterra. O canali da creare o da acquistare» dice a margine della presentazione dei palinsesti della prossima stagione.

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