Doppio tap per il Mi piace



Una novità per l’app fotografica Instagram: è ora possibile ingrandire immagini e video. Una funzione aggiunta perché, come annunciato dall’azienda, è stata richiesta dai membri della community. Per il momento lo zoom è disponibile solo per iPhone e iPad: chi possiede uno smartphone o un tablet Android deve aspettare qualche settimana. Il funzionamento è elementare: è sufficiente posizionare le dita sullo schermo e fare pinch ovvero allontanarle per ingrandire l’immagine e avvicinarle per restringerle. Nessun cambiamento sugli effetti del doppio tap sulle immagini: nessuno zoom ma solo l’apposizione del Mi piace.

La visualizzazione di dirette video su YouTube nel corso dell’ultimo anno è aumentata dell’80%. Interpellato dal Financial Times nei giorni scorsi Neal Mohan, head of product at Youtube ha detto che «quando gli utenti pensano ai video, che siano live o filmati on demand, pensano a YouTube. E i live non sono che una parte del quadro». La piattaforma ha fatto capolino nel campo delle dirette video già da 5 anni, ma solo a giugno per un numero limitato di utenti è stato avviato un servizio da mobile per un numero limitato di clienti. Nel segmento delle dirette video player come Facebook o Snapchat si sono già mossi.

A proposito del sito blu, potrebbe continuare all’infinito, la partita a scacchi con gli adblocker, applicazioni che bloccano le pubblicità sul web. Facebook, intenzionato a tutelare gli incassi generati dalle inserzioni, ha annunciato di aver adottato un metodo per aggirare gli adblocker sempre più diffusi in rete. La reazione è stata immediata e una di queste app, Adblock Plus, in 48 ore ha superato le difese di Facebook, che avrebbe già pronta la contromossa. Per salvaguardare i ricavi, Facebook ha fatto sapere di aver reso i post pubblicati dagli utenti indistinguibili dai contenuti pubblicitari. Almeno per gli adblocker, che non riescono a filtrare.

Adblock Plus ha aggirato la mossa mettendo a punto un nuovo filtro e la società di Mark Zuckerberg ha risposto criticando il filtro, che bloccherebbe anche i contenuti degli utenti. «Ci dispiace sapere che le aziende di ad-blocking vogliano penalizzare le persone su Facebook, non solo bloccando gli annunci, ma anche i post diamici e delle Pagine», ha detto un portavoce della compagnia. La posizione del social network è chiara: non tutta la pubblicità è cattiva, lo è quella invadente e non interessante. Per questo gli 1,7 miliardi di utenti possono controllare in parte gli spot visti, ad esempio gli argomenti. Sebbene Facebook generi l’84% dei ricavi pubblicitari dagli spot mostrati su smartphone e tablet, dove gli adblocker sono ancora poco presenti, la società non è intenzionata a mollare.

Al contrario, avrebbe già pronto un aggiornamento del codice che neutralizza il nuovo filtro di Adblock Plus. La partita è dunque aperta, e non riguarda solo Facebook, ma tutto il web. Gli adblocker, infatti, mettono in crisi la sostenibilità economica dei siti internet, da quelli di nicchia alle grandi realtà editoriali come New York Times o Forbes, che iniziano a porre i visitatori davanti a una scelta: per leggere un articolo online, o pagano o disattivano il blocca-spot.

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