Destini diversi per le grandi multinazionali statunitensi

Twitter non riesce a vendersi e perde un altro pretendente. Walt Disney si sfila dalla corsa all’acquisto per motivi di costi e per problemi di immagine. E Twitter appare sempre più sola: questo addio segue infatti quello di Saleforce, Google e Microsoft. Il titolo tiene però in Borsa, dove sale dell’1,3%. Vola invece Netflix con il boom dei nuovi abbonati: le quotazioni salgono del 19,20%. Il colosso delle TV in streaming chiude un terzo trimestre oltre le attese, con un utile in aumento a 51,5 milioni di dollari su ricavi in crescita a 2,29 miliardi di dollari. A spingere i conti il boom dei nuovi abbonati, attirati dalle serie Stranger Things e Narcos.

I nuovi abbonati sono stati 3,6 milioni di cui 3 70.000 negli Stati Uniti. Una cifra superiore ai 304mila attesi dagli analisti. I nuovi abbonati fuori dai confini americani sono 3,2 milioni, oltre i 2 milioni previsti dal mercato. Cifre che allentano i timori su Netflix dopo un secondo trimestre debole. La società per gli ultimi tre mesi dell’anno prevede 1,45 milioni di nuovi abbonati negli Stati Uniti e 3,75 milioni fuori dagli States. Alle fortune di Netflix si contrappongono le difficoltà di Twitter, il cui futuro appare sempre più confuso. Il processo di vendita che aveva subito un’accelerazione nelle scorse settimane, è andato lentamente scemando con molti dei papabili acquirenti che si sono tirati indietro.

Walt Disney teme che il linguaggio e le modalità di comunicazione usate su Twitter possano danneggiare la sua immagine di marchio per le famiglie. A pesare sono però anche i costi: nonostante il calo in Borsa delle ultime settimane Twitter ha una capitalizzazione di mercato superiore agli 11 miliardi di dollari. Sono 11,34 miliardi, per la precisione, inferiori, ironia della sorte, agli 11,35 miliardi del suo clone cinese, Sina Weibo, nato nel 2009 proprio in scia al social network statunitense. Si tratta di una cifra in ogni caso elevata anche per Disney. In questo contesto, si segnalano la richiesta di un patteggiamento e due di archiviazione.

Con un accordo tra i pm e i legali di Apple, la Procura di Milano punta a mettere la parola fine all’inchiesta sul caso Apple, relativa a una presunta evasione fiscale dovuta a un mancato versamento Ires di 879 milioni di euro da parte della multinazionale di Cupertino. A fine dicembre scorso Apple ha versato 318 milioni di euro all’Agenzia delle entrate per sanare gli accertamenti tributari per gli anni tra il 2008 e il 2013. A marzo il procuratore Capo Francesco Greco e il pm Adriano Scudieri pm hanno chiuso le indagini, con il deposito degli atti, a carico di Enzo Biagini, legale rappresentante e ad di Apple Italia, del direttore finanziario Mauro Cardaio e del manager della società irlandese Apple Sales International, Michael Thomas ÒSullivan, tutti accusati di omessa dichiarazione dei redditi.

I difensori degli indagati e gli inquirenti si sono confrontati su un eventuale patteggiamento delle pene e i legali hanno presentato una corposa memoria per chiedere di archiviare il procedimento ritenendo l’assenza di profili penalmente rilevanti. Alla fine, nel più stretto riserbo, si è trovata una soluzione condivisa: un’istanza di patteggiamento per un manager e l’archiviazione per altri due (i nomi non sono ancora noti). A questo punto la decisione spetta al gip.

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