Cambia il funzionamento alla base dei Trending Topics



Sono tante, tantissime le informazioni false che popolano il web. E alcune sono condivise ad arte: le cosiddette bufale. Ma come riconoscerle e come evitare di cadere nel tranello di condividerle sulle piattaforme di social network, Facebook su tutti. La società statunitense sembra aver preso molto sul serio il problema e le cose sembrano destinate a cambiare. Anche perché sostenendo a gran voce la propria neutralità nei confronti delle notizie divulgate e condivise dai suoi utilizzatori, Facebook rischia sempre di più di contribuire alla circolazione delle informazioni fasulle, spesso legate a posizioni politiche, pregiudizi sociali e convinzioni religiose delle singole persone.

A conti fatti, il sito blu è diventato uno strumento alternativo di informazione. Non è nato a questo scopo ma è così che le persone lo utilizzano , soprattutto in seguito alle polemiche scoppiate nella campagna elettorale per la conquista della Casa Bianca, ha aperto una crociata contro le bufale online. La strategia? Dare sempre più peso ai media e ai giornalisti. Dopo la collaborazione con alcune testate internazionali per la verifica delle notizie, la piattaforma cambia l’algoritmo alla base dei Trending Topics, la sezione del del social che in Italia non è ancora disponibile e che mostra le notizie più popolari.

Da ora in poi le informazioni entreranno a far parte di questa categoria dopo che un certo numero di editori le avranno pubblicate e verrà mostrata anche la paternità della testata. «Con l’aggiornamento di oggi sarà importante il numero di editori che pubblicano articoli su uno stesso argomento e il relativo interesse degli utenti. Questo sistema dovrebbe portare in superficie gli argomenti popolari in maniera più veloce ed efficace e garantire che le notizie di tendenza riflettano gli eventi del mondo reale, coperti da più organi di informazione», spiega in un post ufficiale Will Cathcart, manager di Facebook. La sezione Trending Topics è stata lanciata nel 2014, è disponibile in Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Australia e India.

È finita sotto i riflettori durante la campagna elettorale statunitense dopo una inchiesta di Gizmodo. Il sito aveva raccolto la testimonianza di un dipendente della piattaforma che aveva riferito di censure nei confronti di notizie sui Repubblicani. «Facebook è aperto alle idee»: così era intervenuto Mark Zuckerberg impegnandosi con i conservatori per un controllo più stringente dei Topics. In seguito aveva licenziato la redazione che se ne occupava, affidandosi solo a un algoritmo. Da quell’inchiesta è partita una polemica mondiale sulle fake news che ha coinvolto altri big della tecnologia come Google, con il digitale ormai fonte primaria di informazione. Sia Facebook che BigG hanno deciso di tagliare la pubblicità e i relativi guadagni ai siti che diffondono notizie false.

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