Il web non è solo la valvola di sfogo, ma soprattutto il mezzo per uscire fuori da una situazione complicata e potenzialmente pericolosa. La Brexit ha già i suoi pentiti, cittadini britannici che vorrebbero non aver mai votato per l’uscita dall’Unione europea e ora fanno coming out su tv, giornali, su Facebook, soprattutto su Twitter, dove l’hashtag #Regrexit (Regret Brexit, pentiti della Brexit) sta raccogliendo messaggi di mortificati e preoccupati elettori. «Effettivamente siamo tutti pentiti», ha dichiarato ad esempio Mandy Suthi a Itv. La giovane donna ha raccontato come tutta la sua famiglia si sia schierata per l’uscita dall’Unione europea. «Ho detto alle mie sorelle: vorrei avere la possibilità di votare nuovamente».

Alla Bbc, un uomo identificato solo come Adam, di Manchester, si è detto scioccato, spiegando di aver votato Leave solo perché «non credevo che il mio voto avrebbe contato così tanto, pensavo che saremmo rimasti nell’Unione europea». I rimorsi del giorno doposi sono riversati su Twitter, dove oltre a #Regrexit i pentiti si confessano e allarmano su #WhatHaveWeDone (Cosa abbiamo fatto), hashtag usato molto dai giovani, infuriati con le vecchie generazioni ritenute responsabili dell’esito della consultazione popolare. I numeri ovviamente non sono sufficienti a ipotizzare un diverso risultato del referendum, ma danno il senso di una presa di coscienza, in questi casi tardiva, della portata della decisione, senza precedenti, di lasciare l’Unione europea.

La sterlina debole potrebbe invertire in termini di competitività il rapporto che c’era tra Italia e Inghilterra ai tempi della lira. Soprattutto per il settore della meccanica, dei prodotti da forno, della farmaceutica, dell’arredamento da ufficio e della oreficeria e gioielleria, insieme agli articoli sportivi, alla rubinetteria e al valvolame Il tasso di cambio potrebbe penalizzare chi ha investito nel settore immobiliare negli ultimi 30 anni, spiega Alessandro Ghisolfi di casa.it, ma sarà un’opportunità per chi «avrà voglia di rischiare». Nei rapporti commerciali con il Regno Unito l’Italia può vantare un saldo positivo di 11,9 miliardi di euro.

È il rapporto, riferisce la Cgia di Mestre sulla base di dati 2015, tra i 22,4 miliardi di euro di valore delle esportazioni in Gran Bretagna e i 10,5 miliardi che rappresentano il valore delle importazioni in Italia. L’export verso Londra, ricorda la Cgia, è pari al 5,4% del totale. Qualche vantaggio dalla Brexit ci sarà. Nei viaggi, ad esempio: una camera in un hotel a tre stelle da 140 sterline che tre giorni fa avremmo pagato 185 euro, oggi costa 173 euro. Si potrà risparmiare anche sui pasti, sugli acquisti e sui biglietti dei concerti. I più avvantaggiati dal cambio saranno tuttavia gli americani.

Come giudichi l'articolo?
[Totale: 1 Media: 5]

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il commento!
Il tuo nome