I dati aggiornati sui detenuti presenti nelle carceri italiane aprono a una riflessione



Anche se la commissione Giustizia al Senato sta concentrando la sua attenzione sulla modifica del codice penale e del codice di procedura penale, l’appuntamento con l’analisi dei disegni di legge presentati da tempo non può essere rinviato all’infinito. Tuttavia un’eventuale fine della legislatura, anticipata o meno che sia (la scadenza naturale è tra poco più di un anno, nel 2018) non va necessariamente considerata negativa sotto i profili di amnistia e indulto. Una rinnovata classe parlamentare potrebbe approcciarsi con maggiore convinzione e rapidità. Serve la volontà politica ad agire, finora piuttosto blanda, e una spinta potrebbe arrivare dai dati aggiornati sui detenuti presenti nelle carceri italiane in rapporto alla capienza regolamentare.

A livello nazionale e anche in ottica amnistia e indulto, sono in restrizione 55.381 detenuti rispetto ai 50.174 posti disponibili. Su base regionale continuano a essere fuori norma l’Abruzzo, la Basilicata, la Calabria, la Campania, l’Emilia Romagna, il Friuli Venezia Giulia, il Lazio, la Liguria, la Lombardia, il Molise, la Puglia e il Veneto. Ecco allora che di fronti a queste nuove statistiche, che non fanno altro che confermare una situazione che si trascina da anni, i temi di amnistia e indulto potrebbero presto tornare d’attualità. I dati sono forniti dalla sezione Statistica dell’Ufficio per lo sviluppo e la gestione del sistema informativo automatizzato statistica e automazione di supporto dipartimentale dl Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.

I posti sono calcolati sulla base del criterio di 9 metri quadrati per singolo detenuto, a cui sono aggiunti 5 metri quadrati per gli altri, lo stesso per cui in Italia viene concessa l’abitabilità alle abitazioni, più favorevole rispetto ai 6 metri quadrati più metri quadrati stabiliti dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti più servizi sanitari. A completamento della raccolta dati diffusi via web, si fa presente che questi numeri non tengono conto di eventuali situazioni transitorie che comportano scostamenti temporanei.

Per quanto riguarda la stretta attualità, un agente di polizia, Francesco Pischedda, di 29 anni, è morto a Colico, in provincia di Lecco, dopo essere caduto in una scarpata nel corso di una colluttazione a seguito dell’inseguimento di un furgone. Poco dopo le 20 di giovedì, una volante della polizia ha intercettato un veicolo sospetto, che non si è fermato all’alt degli agenti. L’inseguimento è durato diversi chilometri, poi il furgone in fuga ha urtato il new jersey ed è finito al centro della strada. Gli uomini a bordo del veicolo sono scappati a piedi e nell’inseguimento Pischedda ha bloccato uno dei fuggitivi. Nel corso della colluttazione entrambi sono caduti in una scarpata, ma l’agente è morto poche ore dopo all’ospedale di Lecco per le gravi lesioni e le fratture riportate. L’agente scelto, in polizia dal 2009, era in servizio alla sottosezione di Bellano, in provincia di Lecco. Nato a Imperia, Pischedda lascia la compagna e la figlia nata lo scorso aprile.

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