Per il guardasigilli il sovraffollamento carcerario è migliorato



Anche se gli ultimi rapporti, italiani ed europei, raccontano della presenza di troppi detenuti nelle carceri e la necessità di prendere in considerazione la concessione di amnistia e indulto, il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, la pensa diversamente. A suo dire il bicchiere è mezzo pieno e allontana l’ipotesi dell’applicazione di misure speciali.

Le sue parole, pronunciate in occasione del XII rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione nelle carceri italiane non lasciano spazio a molte interpretazioni: “La situazione migliora, noi continuiamo a tenerla sotto osservazione, perché fattori esogeni che possono rialterare questo dato sono sempre presenti. Ma sono stati messi in moto meccanismi, che mi auguro siano strutturali con l’introduzione delle messa alla prova e la crescita significativa delle pene alternative“. Insomma, la strada indicata è un’altra: “Quando il governo si è insediato ogni quattro detenuti c’era un soggetto sottoposto a esecuzione penale esterna, attualmente siamo quasi uno a uno. La sicurezza si garantisce se si ha un carcere che fa uscire persone migliori di quelle che sono entrate“.

Eppure, nel 2015 i casi pendenti che riguardano l’Italia davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo, al di là delle richieste di amnistia e indulto, sono stati in tutto 2.421, in miglioramento rispetto ai 2622 del 2014. Dopo l’Italia arrivano la Turchia con 1.591 casi e la Russia con 1.474. E se sono aumentati i casi chiusi in generale, da 1.502 a 1.537, sono cresciuti anche quelli che giacenti da più di 5 anni, passati da 593 del 2014 a 685 nel 2015. Per quanto riguarda l’Italia i casi chiusi sono esplosi, passando dai modesti 23 del 2014 ai 228 dell’anno scorso.

In ogni caso, la situazione italiana peggiora: la media nell’esecuzione dei leading cases passa da 5,2 anni a 5,9, con tempi ancora più lunghi per i casi di sorveglianza rafforzata che da 4,6 anni arriva a 8,6. In un solo caso, infine, è stato rispettato dall’Italia il termine utile di versamento dovuto alle vittime, in 9 casi invece le vittime sono state liquidate fuori tempo massimo e in 75 procedimenti manca comunicazione del versamento.

Amnistia e indulto a parte, lo stesso guardasigilli è intervenuto sul caso di Doina Matei, la donna condannata per l’omicidio della giovane Vanessa Russo, che ha aperto un profilo Facebook mentre si trovava sottoposta al regime di semilibertà e ha pubblicato alcune foto che le sono costate care. A suo dire, rispondendo al question time, l’accesso alla piattaforma di social network, “in considerazione della natura e della diffusività dello stesso, consente alla condannata di intrattenere rapporti con un numero indefinito di soggetti, ulteriori e diversi da quelli preventivamente individuati e autorizzati nel provvedimento di concessione del beneficio, realizzando in tal modo la violazione delle prescrizioni imposte“.

 

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