Non solo occorre pretendere la disattivazione dei servizi non richiesti, ma occorre chiedere anche il risarcimento dei danni. A mettere nero su bianco le nuove regole sulle tariffe telefoniche per cellulari, che inevitabilmente interessano i vari 3 Italia, Wind, Tim e Vodafone, è stata l’Agcom ovvero l’Autorità garante nelle comunicazioni che continua a mantenere un faro acceso sul comparto delle compagnie operanti in Italia. E quando scrive di risarcimento dei danni lo fa indicando tre situazioni: aver riscontrato difficoltà nel rapporto di prevaricazione dell’operatore telefonico, essere stati costretti a chiamare più di una volta per invocare la disattivazione del servizio attivato a propria insaputa, non aver fruito di altre opportunità in quello stesso periodo di tempo.

Lo studio legale Cataldi cita anche un fatto concreto ed è quello dell’attivazione “del servizio di preselezione automatica e la contestuale disattivazione del medesimo servizio da parte di altro gestore” da parte di cliente che si è rivolto al Giudice di Pace di Roma chiedendo il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali. Ebbene, la compagnia aveva restitito le somme trattenute ma senza procedere al risarcimento del danno chiesto, di fronte al quale è arrivata la sentenza di riconoscimento del giudice “a fronte del comportamento dei soggetti gestori – pubblici o privati -, non conforme alle regole della correttezza amministrativa e produttività operativa“.

La vicenda si lega a due provvedimenti adottati a fine anno dall’Agcom. Nel primo l’Autorità ha messo nel mirino il servizio di segreteria telefonica di 3 Italia ovvero la facilità della sua attivazione sugli smartphone e per cui l’operatore telefonico chiede 0,20 centesimi per ogni contatto. La contestazione ruotava attorno alla semplicità con cui può essere attivata e da qui il provvedimento, che ha colpito anche Wind, con cui ha ordinato “la cessazione di condotte lesive dei diritti degli utenti” e stabilito l’adozione soluzioni tecniche “atte ad impedire che i propri utenti possano incorrere nella consultazione involontaria del servizio di segreteria telefonica con i relativi addebiti” e soprattutto il rimborso dei clienti per i corrispettivi già pagati.

Con il secondo provvedimento, l’Autorità garante nelle comunicazioni ha contestato ai due operatori la disattivazione di SIM senza alcun preavviso ovvero senza avvertire nei 30 giorni precedenti il consumatore della sospensione. Non solo, ma avrebbero richiesto anche un contributo per la riattivazione delle schede telefoniche mentre l’operazione dovrebbe essere gratuita e in tempi celeri ovvero entro 48 ore. Il mancato rispetto dei tempi, che avrebbero appunto consentito all’utilizzatore del numero di telefono di rinnovare la SIM con una ricarica anche minima, ha comportato una sanzione sia per Wind e sia per 3 Italia.

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