Il punto di partenza sui tagli di memoria dell’iPhone 7 è rappresentato dalle opzioni di storage dell’attuale top di gamma: 16 GB, 64 GB, 128 GB. Stando alle ultime notizie, che in realtà circolavano già 12 mesi fa senza alcun seguito, in pista c’è anche il ritorno della variante da 32 GB in sostituzione di quello da 16 GB. La novità è invece rappresentata dalla possibile realizzazione di un modello da 256 GB e a supporto di questa ipotesa ci sono le immagini che ritraggono la memoria NAND da 256 GB della Sandisk. In entrambi i casi, il problema è rappresentato dai prezzi di listino proposti al pubblico. Nel caso di eliminazione della versione da 16 GB, il modello base dell’iPhone 7 richiederebbe un impegno di spesa sensibilmente superiore per poi schizzare in alto nel caso di un eventuale taglio da 256 GB.

In ogni caso, Apple continua a dire no alla possibilità di espandere la memoria dei suoi smartphone e tablet e lo farà anche per l’iPhone 7. Se nel mondo Android qualche fornitore offre la possibilità di aggiungere spazio tramite una scheda SD, la Mela ha preferito affidarsi al servizio iCloud. Questo può creare qualche problema, soprattutto se si tende a usare il telefono come lettore musicale e per scattare foto: anche 64 GB tendono a esaurirsi piuttosto velocemente. La soluzione arriva da Sandisk, si chiama iXpand ed è semplicissima usare: una piccola clip da inserire nella porta Thunderbolt, quella del caricabatterie per intenderci, che permette di espandere di 16, 32, 64 o 128 GB lo spazio disponibile.

Per sfruttarlo bisogna installare un’app e dovremmo convivere con alcune limitazioni. Non potremmo installarci applicazioni ma solo dati, quindi foto, filmati e musica, che verranno crittografati e accessibili solo da chi conosce la password. Una volta staccato iXpadn, diventa una comune chiave USB 3.0 e potremmo usarla per copiare dati su Mac e PC. I prezzi partono dai 49,99 euro della versione 16 GB per arrivare ai 139.99 di quella da 128 GB.

A proposito del mondo della mela morsicata, i lavoratori di alcuni negozi Apple si sono ribellati all’obbligo di farsi perquisire all’uscita dal lavoro. “Controllare le borse dei dipendenti dei negozi Apple come precauzione in termini di sicurezza è imbarazzante e umiliante“. Questo messaggio è arrivato fino all’amministratore delegato di Apple Tim Cook, dopo che un gruppo di lavoratori si è unito per depositare un’azione legale in tribunale, legata proprio alle perquisizioni al termine del turno nei punti vendita. In particolare, i dipendenti non hanno chiesto che cessino i controlli ma vogliono essere retribuiti per il tempo che perdono mentre vengono perquisiti. La prima udienza è prevista per luglio e a quanto pare Cook è rimasto stupito da quanto accade nei negozi a sua insaputa.

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