La società di Cupertino potrebbe emigrare in Gran Bretagna



Proprio quando è iniziato il conto alla rovescia per la presentazione dell’iPhone 7 e il successivo rilascio dell’aggiornamento di sistema operativo iOS 10 succede che il caso Brexit s’incrocia, o potrebbe incrociarsi, con il caso Apple. La Gran Bretagna guarda con l’acquolina in bocca alle possibili conseguenze della bastonata fiscale da 13 miliardi di euro assestata dalla Commissione europea alla holding che fu di Steve Jobs e guidata adesso da Tim Cook. Una mossa che mette in discussione la tassazione privilegiata concessa da Dublino agli investitori e potrebbe indurre la holding di Cupertino ad abbandonare l’isola verde. Intendiamoci, l’eventualità è ancora tutta da immaginare e le conseguenze sulle strategie relative all’iPhone 7 sono per ora nulla.

La politica promozionale e dei prezzi relativa al nuovo smartphone di Cupertino è già definita, tuttavia Downing Street potrebbe sfruttare nei rapporti commerciali con gli Stati Uniti un fallimento definitivo dei colloqui fra Washington e Bruxelles sul Ttip, sembra farvi più di un pensierino. Se conseguenze materiali ci saranno, l’appuntamento con il cambiamento potrebbe comunque arrivare in tempi brevi, magari gi in vista della realizzazione dell’iPhone 8 o iPhone 7S. Lo scrive ad esempio il filo-conservatore Daily Telegraph in un’analisi collettiva firmata fra gli altri dal suo commentatore politico Christopher Hope e dal capo della redazione Tecnologie, James Titcomb.

Citando fonti ministeriali, il giornale sostiene che il governo di Theresa May considera alla stregua di «un’opportunità per quanto sta accadendo». Una opportunità, come riecheggia l’americano Wall Street Journal, che Londra potrebbe cogliere appieno una volta completato il processo di svincolo dal Club dei 28. Offrendo magari condizioni ancor più competitive di quelle attuali a chi investe. Ufficialmente un portavoce della May, intenzionata ad accelerare l’iter verso la Brexit dopo le iniziali cautele, è stato misurato sulla vicenda Apple. «Si tratta di un dossier che riguarda l’azienda, il governo irlandese e la Commissione europea», ha tagliato corto.

Ma poi non si è fatto pregare: «La Gran Bretagna è aperta al business e noi diamo il benvenuto a ogni società che voglia investire nella nostra economia e nella nostra forza lavoro», ha detto. Intanto gli Stati Uniti non mollano e attaccano di nuovo la Commissione europea per la punizione da 14,5 miliardi di dollari. Una cifra che potrebbe cogliere Apple impreparata, non avendo accantonato, secondo alcuni analisti, abbastanza fondi.

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