Prendere un videogioco da oltre 100 milioni di copie e fargli prendere vita sul grande schermo è una sfida audacissima. Ma l’Assassin’s Creed che arriverà in Italia il 4 gennaio distribuito da 20th Century Fox potrebbe addirittura vincerla. E anche alla grande L’investimento produttivo da mega blockbuster (175-200 milioni di dollari) hanno permesso al regista australiano Justin Kurzel di avere set ricostruiti alla perfezione e soprattutto di lavorare con un supercast, a partire dal protagonista Michael Fassbender, talmente affascinato dalla storia da entrare nella produzione, qui accompagnato da Marion Cotillard e Jeremy Irons.

Il meccanismo di Assassin’s Creed è lo stesso del gioco: una macchina fa rivivere i ricordi dei propri antenati. Così Fassbender, che interpreta un condannato a morte, torna alla Spagna dell’Inquisizione nei panni di un membro degli Assassini, in lotta con i Templari. Battaglie e fughe sui tetti in stile parkour sono le protagoniste indiscusse del film: Kurzel ha usato pochissimo Cgi per rendere tutto più credibile – c’è anche un vero salto nel vuoto da 30 metri -, ma l’effetto è sensazionale anche per chi non è cresciuto nel mito del videogame. Eppure, i primi pareri non sono positivi e, anzi, le recensioni di chi ha visto in anteprima il film Assassin’s Creed sono negative.

La prova? Il modesto 37 di valutazioni aggregate di Metascore e il pessimo 15% di Rotten Tomatoes. Secondo IGN, il film ha “un’anima così sbagliata” mentre Variety non utilizza giri di parole: “La solita vecchia porcheria“. Pollice in giù per Time Magazine: “Abbiamo avuto un frutto schifoso” mentre GameSpot dà una seconda chance: “Forse una seconda pellicola risolverà molti di questi problemi“. Videogiochi e cinema, un binomio che dura da sempre. Sono decine e decine gli adattamenti cinematografici al grande schermo di alcuni dei titoli di successo del mondo ludico. Ricordando i precedenti di Tomb Raider e Mortal Kombat, non è la prima volta che un videogame diventa lungometraggio.

Piuttosto è la prima volta che lo fa l’editore francese Ubisoft, abituato finora al procedimento inverso: creare videogiochi da film di successo. Non solo, Ubisoft si sta giocando il titolo più importante che ha in catalogo proprio mentre Vincent Bolloré è riuscito ad arrivare al 25% del capitale, nonostante la contrarietà e la strenua difesa alla sua scalata da parte della famiglia Guillemot, azionisti di riferimento. Quindi, da una parte, l’operazione rappresenta per Ubisoft un modo per diversificare i ricavi e soprattutto accreditarsi agli occhi dei principali studios internazionali per prossime probabili produzioni. L’obiettivo è consolidarsi ulteriormente e tentare di sganciarsi dalla morsa del finanziere bretone.

Dall’altra parte, lo sbarco cinematografico conferma l’occhio lungo di Bolloré che in Ubisoft ha visto un gioiellino degno di essere scalato. Non a caso la diversificazione di Ubisoft segna proprio il crescente appeal dei produttori di contenuti, trasversalmente al loro settori di origine. Al di là che provengano da videogiochi, TV o telecomunicazioni. Intanto a Ubisoft s’è già accostata per la distribuzione Fox, colosso mondiale che in questo scacchiere ha appena acquistato Sky per 14,6 miliardi di dollari (14 miliardi di euro).

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