Jan Koum, numero uno di WhatsApp, in Italia il 14 ottobre 2016



Per molti si tratta di un’opportunità da non lasciarsi scappare. Jan Koum, fondatore e Ceo di WhatsApp, la piattaforma di messaggistica mobile, ha accettato l’invito di Andrea Ceccherini, a inaugurare la nuova edizione del Quotidiano in classe, progetto al quale aderiscono numerosi giornali, e sarà a Firenze il 14 ottobre per dialogare con mille studenti che lo intervisteranno «da pari a pari».

E così dopo il presidente mondiale di Google, Eric Schmidt, e il Ceo di 21st Century Fox, James Murdoch, sarà il leader di WhatsApp nonché uno degli otto consiglieri di amministrazione di Facebook voluto nel board della società di Menlo Park direttamente da Mark Zuckerberg, a tagliare il nastro della nuova edizione del progetto di media literacy dell’Osservatorio Permanente Giovani – Editori, sostenuto in questa nuova edizione da una compagine più solida che mai: diciassette testate giornalistiche, venticinque fondazioni d’origine bancaria e ben dieci grandi aziende dotate di responsabilità sociale.

Un grande evento, che vedrà i giovani a tu per tu con l’ideatore della piattaforma che ha raggiunto nel 2016 un miliardo di utenti attivi, soprattutto tra i giovani, e che Koumha ceduto a Facebook per 16 miliardi di dollari. Un evento che si inserisce nell’ambito dei Nuovi incontri per il futuro, il ciclo di grandi incontri dell’Osservatorio Permanente Giovani – Editori, che da tre anni riunisce e raccoglie i leader del mondo digitale della Silicon Valley. L’Osservatorio Permanente Giovani – Editori è sbarcato di recente negli Stati Uniti con un’alleanza strategica: The New York Times, The Wall Street Journal e Los Angeles Times sono saliti formalmente a bordo dell’organizzazione guidata da Ceccherini, per mettere a punto un progetto all’avanguardia per appassionare i giovani americani ai contenuti del giornalismo di qualità.

Nel contesto dell’editoria nazionale e internazionale, occorre segnalare come non ci sarà, almeno per il momento, alcuna tassa sui motori di ricerca, ma Google e Facebook potrebbero presto essere obbligate a pagare i diritti agli editori per le notizie che aggregano e rilanciano online. È una delle possibilità che si apre con l’imminente riforma del copyright a cui sta lavorando la Commissione europea, da molti interpretata come un ulteriore attacco ai giganti statunitensi di Internet. Un’accusa che Bruxelles rispedisce al mittente, nonostante le armi affilate da Washington come il White paper che critica le decisioni dell’Unione europea che bocciano gli accordi fiscali tra i big statunitense e alcuni dei 28.

Come giudichi l'articolo?
[Totale: 2 Media: 5]

NESSUN COMMENTO

Rispondi