La posizione dei partiti e gli interessi ambientali, economici e politici in gioco



Domenica 17 aprile 2016 è il giorno del referendum sulle trivelle. Quali sono le ragioni per votare sì, votare no o per astenersi? E cosa succede se vincono il sì o il no? Quali sono le posizioni e gli interessi ambientali, economici e politici in gioco? Quali sono i siti web da consultare per farsi un’idea precisa? Qual è la posizione dei partiti politici, dal Partito democratico al Movimento 5 Stelle, da Forza Italia alla Lega? Proviamo a fare chiarezza.

Cosa riguarda il referendum

Il quesito chiede di abrogare una norma introdotta con la legge di stabilità 2016 che, modificando il testo del 2006 sull’ambiente, estende le concessioni per la ricerca e l’estrazione di gas e petrolio in mare entro le 12 miglia dalla costa “per la durata di vita utile del giacimento”. A essere interessate sono soltanto le concessioni già esistenti entro le 12 miglia dalla costa. Il referendum non riguarda la possibilità di estrarre gas e petrolio sulla terraferma o in mare oltre le 12 miglia dalla costa e né nuove trivellazioni entro le 12 miglia: che vinca il sì o il no, restano vietate. Le concessioni e gli impianti in Italia sono 69 in mare, di cui 33 interamente entro le 12 miglia e 11 in buona parte entro le 12 miglia

Se vince il sì

Le concessioni, man mano che arriveranno a scadenza, non saranno rinnovate: le piattaforme da quel momento non potranno più estrarre, indipendentemente dal fatto che ci sia ancora gas o petrolio nel giacimento. Le scadenze vanno dal 2016 (alcuni permessi sono già scaduti, in attesa di rinnovo) al 2034.

Se vince il no o non si raggiunge il quorum

Resta tutto come è oggi: le piattaforme potranno lavorare finché ci sarà gas o petrolio da estrarre.

I siti da consultare per il sì e per il no

Tra i siti più attivi sul fronte del sì c’è quello dell’associazione ambientalista WWF (www.wwf.it), secondo cui ci sono almeno quattro motivi per rispondere affermativamente: la tutela della biodiversità marina, lo stop al traffico mondiale di idrocarburi, mettersi al riparo da eventuali disastri petroliferi, il passaggio alle energie rinnovabili. In questa scia ci sono i portali di Legambiente (legambiente.it) e Greepeace (greenpeace.org). Su Facebook si segnalano le pagine “Referendum 2016 Trivelle in Mare” e “Ferma le trivelle, Vota Sì”, collegato al sito fermaletrivelle.it. Sul fronte del no ovvero dell’astensione, il punto di riferimento è senza dubbio nonsprecareenergia.it, creato per l’occasione.

La posizione dei partiti

Partito democratico. “Questo referendum è inutile”, così si sono espressi Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani, vice segretari del Pd il 17 marzo. Il quesito, hanno aggiunto, “non riguarda le energie rinnovabili, non blocca le trivelle, non tocca il nostro patrimonio culturale e ambientale». Una posizione ribadita dal premier e segretario Matteo Renzi alla direzione Pd del 4 aprile: “L’astensione a un referendum che ha il quorum è una posizione sacrosanta e legittima”. Nella sua e-news del 14 aprile, ha scritto di “bufala trivelle”.

Minoranza Partito democratico. La minoranza Pd ha criticato la presa di posizione della segreteria a favore dell’astensionismo. Ma poi i singoli leader della sinistra del partito si sono divisi tra chi voterà per il sì e chi voterà per il no.

Forza Italia. “Votate sì, votate no, ma andate a votare per raggiungere quorum e mandare a casa Renzi”, così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera. Il governatore della Liguria, il forzista Giovanni Toti, è per “votare e votare sì, siamo tra i promotori del referendum, riteniamo che il Governo non abbia fatto il percorso giusto di negoziato con gli enti locali che rappresentano le esigenze del territorio”.

Movimento 5 Stelle. “La bufala è Renzi, non il referendum contro le trivellazioni marine”, hanno dichiarato Michele Dell’Orco e Nunzia Catalfo, capigruppo M5S di Camera e Senato in risposta al presidente del Consiglio. Il movimento di Beppe Grillo è compatto a favore del referendum sulle trivelle, e invita a votare sì.

Lega e Fratelli d’Italia. “Ognuno si documenti in base alle informazioni che trova: io andrò a votare e voterò sì perché per quanto mi riguarda il nostro futuro sono il turismo, la pesca e l’agricoltura”. Così ha chiarito la sua posizione il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini. Anche FdI è per il sì. Così si è espressa la leader Giorgia Meloni: “Invitiamo tutti ad andare a votare e di votare sì per dire basta all’inquinamento del nostro mare”.

Nuovo centro destra. Il ministro dell’Interno Angelino Alfano non ha espresso una posizione ufficiale, ma il ministro Beatrice Lorenzin ha detto che “il non voto è una scelta politica”, mentre l’ex ministro e capogruppo Maurizio Lupi, ha spiegato: “Voterò no o inviterò all’astensione”.

Sinistra italiana. Compatta per il voto al referendum e per il sì è Sinistra Italiana. “È importante andare a votare, e votare sì», è stato ieri l’appello di Nicola Fratoianni, dell’esecutivo nazionale di Sinistra Italiana.

Il testo del quesito referendario

«Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di Stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?».

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