Nuove regole sia per le partite Iva ordinarie e forfettarie e sia in relazione allo smart working, il cosiddetto lavoro da casa. Questo 2016 porta con sé molti cambiamenti e i lavoratori del comparto ICT sono per definizione tra le categorie più coinvolte. L’individuazione dei lavoratori coinvolti nei progetti di smart working avviene secondo diversi parametri. In alcuni accordi conta l’anzianità di servizio, ad esempio è ammesso ad esempio chi è in azienda da almeno sei mesi, o la tipologia contrattuale: alcune aziende coinvolgono sia gli assunti a tempo indeterminato sia quelli a termine, altre invece solo quelli a tempo indeterminato. Un accordo esclude esplicitamente i lavoratori part-time.

Lo smart working, compatibile anche con il regime delle partite Iva 2016, è limitato talvolta ad alcune aree organizzative o ad alcune categorie di dipendenti, come lavoratrici madri, lavoratori invalidi o che fanno terapie salvavita. Alcuni accordi precisano che la quantità di lavoro svolta in smart working non può essere prevalente rispetto a quella svolta in azienda. La maggior parte delle intese fissa un limite massimo al lavoro agile in giorni o in ore alla settimana: prevale la scelta di una giornata lavorativa a settimana ma ci sono anche formule più restrittive, di solito due giorni al mese. In generale le giornate in smart working non sono frazionabili: solo un accordo tra quelli esaminati prevede l’equivalenza tra due giorni al mese o quattro mezze giornate. In alcuni casi è richiesta al lavoratore la reperibilità per alcune ore.

In generale gli accordi sullo smart working, partite Iva a parte, non prevedono riduzioni della retribuzione per i lavoratori che accedono a questa modalità di lavoro. Il profilo più disciplinato nelle intese è quello dei buoni pasto: in alcuni casi è confermato il riconoscimento del ticket anche per i giorni di lavoro smart, in altri invece è escluso. Alcuni accordi precisano che la modalità smart working non costituisce a nessun effetto prestazione in trasferta o che non dà diritto a trattamenti compensativi ovvero missioni, pendolarismo, indennità varie. In genere è escluso il riconoscimento degli straordinari.

Normalmente, l’accesso allo smart working avviene su base volontaria. In alcune intese è esplicitamente prevista la lettera di assegnazione, in altre basta l’autorizzazione concessa anche via email dal proprio supervisore. Per il recesso, in genere basta un preavviso di pochi giorni, sia da parte dell’azienda, sia da parte del lavoratore. La durata dei progetti sperimentali di smart working avviati nelle aziende varia da tre mesi a un anno. Quasi sempre alla fine della sperimentazione è prevista una valutazione degli effetti, anche con le parti sindacali. Le aziende che sono partite anni fa, sono già alla fase di aggiornamento della policy.

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