Prossima riunione dopo il 20 ottobre 2016

A sentire le due campane, quella del Ministero dell’Istruzione e quelle delle organizzazioni sindacali, gli esiti del confronto sono stati differenti, ma con un punto in comune: le risposte sul Tfa terzo ciclo non sono arrivate e l’appuntamento è tra due settimane. Esattamente dopo il 20 ottobre 2016, le parti si rivedranno per affrontare le questioni irrisolte. A ogni modo, il Miur riferisce, o meglio, sposta l’accento sul “clima costruttivo” che ha caratterizzato il faccia a faccia, spiegando come le priorità, più che sul Tfa terzo ciclo, sono state quelle dell’individuazione per competenze, degli organici e mobilità degli insegnanti e delle prospettive di rinnovo del contratto nazionale.

Di parere non proprio coincidente sono evidentemente le organizzazioni sindacali se, probabilmente comprendendo anche la questione del nuovo Tfa, raccontano di “risposte evasive“. L’indice è puntato sull’opportunità di rifare le operazioni di mobilità, sul riportare il bonus nell’ambito della contrattazione, sul superamento della chiamata diretta alla ricerca di maggiore trasparenza e oggettività, sulla revisione dei criteri di valutazione dei dirigenti scolastici e sulla definizione “contrattualmente” della formazione. Ci sarebbe stata invece una netta chiusura nel cercare quelle che in sindacati definiscono “idonee soluzione alla questione del precariato“.

Il tutto mentre fa discutere il caso del del laureato senza diploma. Dopo due anni di battaglie giudiziarie uno studente campano ha visto riconoscere la sua laurea – caso più unico che raro – pur non avendo un diploma valido. Il titolo accademico, conseguito nel 2013 all’Università Statale di Milano, gli era stato annullato quando si era scoperto che la scuola superiore di Torre del Greco, in provincia di Napoli, che lui aveva frequentato non era parificata (a sua insaputa) e forniva diplomi falsi. Istituto che poi è finito al centro di un’indagine che ha portato ad arresti e denunce. I giudici del Consiglio di Stato, alla fine, hanno deciso che lo studente non sarebbe stato consapevole e che il suo iter studiorum, di sette anni, del tutto vero, non merita la cancellazione.

Il ragazzo aveva conseguito la laurea in Giurisprudenza tre anni fa. Un anno dopo, però, non avendo potuto acquisire l’originale del diploma, l’ateneo gli comunica di aver cancellato il suo percorso universitario. Inizia così una lunga battaglia giudiziaria. A inizio del 2015 il Tar di Milano dà ragione all’Università: la laurea è nulla. Il Consiglio di Stato, invece, ribalta tutto. Il ragazzo era “inconsapevole” dei problemi della scuola secondaria. Il suo percorso di studi universitari è corretto e dunque la laurea gli deve essere restituita.

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