Nuovi chiarimenti sulle intenzioni del Ministero dell'Istruzione



Non una sola parola è stata spesa dal ministro dell’Istruzione in audizione davanti dalle Commissione cultura riunite di Camera e Senato. Nelle 19 cartelle sulle linee programmatiche del dicastero non c’è stato spazio per il Tfa 2017. Per quello degli anni successivi sì, ma sul destino di chi attende di conoscere tempi e modi per abilitarsi sin da subito in vista di futuri concorsi rimane ancora incertezza. Sul sostegno si va avanti e gli atenei italiani stanno predisponendo i relativi bandi. Ma per i posti comune il Ministero continua con ostinazione a lasciare tutto fermo. E se sul Tfa terzo ciclo 2017 non si registrano passi in avanti, arriva l’accelerazione sulle nuove regole sulla mobilità degli insegnanti della scuola italiana.

La principale novità è che solo per quest’anno cade l’obbligo per i docenti dell’obbligo di permanenza per tre anni nel proprio ambito o nella propria scuola. Per mesi si è rasentato uno scontro sociale, con migliaia di prof che lamentavano di essere “deportati” in giro per l’Italia, in particolare dal Sud al Nord, per avere l’agognata cattedra. Ieri sera è arrivata l’intesa tra sindacati e Miur con la firma da parte di Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola e Snals. Valeria Fedeli ha espresso “soddisfazione” mentre secondo il segretario generale della Cisl scuola, Maddalena Gissi, l’ipotesi di contratto integrativo per la mobilità porta a “una semplificazione delle procedure”. Il contratto ha validità per l’anno scolastico 2017-2018.

E a proposito della formazione iniziale e accesso all’insegnamento nella scuola secondaria di primo e secondo grado, che evidentemente non si chiamerà più Tfa, si conserva il concorso, subito dopo la laurea, che permette di accedere a un percorso di tre anni, due dei quali anche a scuola, che si conclude con l’assunzione certa a tempo indeterminato. A detta del ministro si supera così una situazione che ha prodotto molte incertezze e molto precariato. Più esattamente, “è un modo, chiaro, di dire che si vuole investire sugli insegnanti, sulla loro professionalità e sulla loro formazione, che non è più un costo a loro carico ma anzi un periodo di formazione nell’interesse della comunità, e quindi con un compenso”.

In occasione dell’illustrazione delle linee programmatiche del ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli ha messo al centro dei ragionamento il Piano nazionale scuola digitale per lo sviluppo di “una didattica innovativa, coinvolgente, motivante e adeguata ai tempi che cambiano, valorizzando il digitale come agente attivo di cambiamenti sociali ed economici su larghissima scala”. Già in questo 2017, argomenta, il Piano sarà dedicato alle competenze digitali per superare i divari e le arretratezze della società, lavorando anche sul pensiero logico e computazionale, che diventerà strutturale in ogni scuola del primo ciclo.

Come giudichi l'articolo?
[Totale: 5 Media: 2.8]

NESSUN COMMENTO

Rispondi