Verso la predisposizione di un bando sulla base dei bisogni delle regioni

C’è una nuova data da segnare sul calendario: è quella di mercoledì 2 novembre 2016. Si tratta infatti del giorno scelto da Ministero dell’Istruzione e organizzazioni sindacali per incontrarsi per la terza volta in questo autunno. E si tratta del faccia a faccia più importante perché è successivo alla presentazione della legge di Bilancio alle Camere in cui sono contenuti gli impegni di spesa e le decisioni strategiche sul mondo della scuola. In realtà, da qui alle prossime due settimane, sono attese novità anche in relazione alle promesse dello stesso Miur di spingere sul pedale dell’acceleratore per la definizione del Tfa terzo ciclo ovvero per la predisposizione di un bando sulla base dei bisogni delle regioni nell’ambito della delega sul reclutamento.

In questa cornice di eterna attesa per l’attivazione del Tfa terzo ciclo, per l’ufficialità bisognerà aspettare qualche giorno e la nota della Cassazione, ma pare certo che il referendum per abrogare quattro norme della legge 107, la cosiddetta Buona Scuola, non ci sarà. Lo ha comunicato al Comitato referendario il tribunale supremo dopo aver constatato che per i quattro quesiti sono state raccolte poco meno delle 500mila firme necessarie. E poche migliaia di firme in meno non consentono di giungere alla prova referendaria. La Corte ha quindi dato appuntamento alle sigle che fanno parte del “Comitato il 31 ottobre” per la consegna delle varie memorie.

Il mancato raggiungimento del tetto minimo arriva a sorpresa perché fino a pochi giorni fa i promotori hanno sempre ribadito che le firme avevano superato il mezzo milione. Il timore semmai era che la Corte di Cassazione potesse riscontrare irregolarità o imperfezioni procedurali e invalidare quindi un certo numero di firme. Ma, da quel che si apprende, è molto probabile che la Cassazione non abbia avuto neppure la necessità di effettuare una verifica accurata sulla documentazione depositata. I quesiti abrogativi che si volevano proporre ai cittadini sono quattro e riguardano lo school bonus (detrazioni fiscali per chi fa donazioni a scuole statali o paritarie), la chiamata diretta dagli albi territoriali, il sistema di alternanza scuola lavoro e il bonus premiale.

Il Comitato referendario, a ogni modo, pur in presenza dello stop arrivato dalla Suprema Corte, giudica positivamente il cammino intrapreso. Lo ha comunicato in una nota: «È stata una straordinaria esperienza di confronto e che ha dato voce a centinaia di migliaia di cittadini, lavoratori, pensionati e studenti che con la loro firma hanno manifestato contrarietà per i contenuti di una legge che snatura il valore costituzionale della scuola pubblica». E non si arrende: «Le associazioni e le organizzazioni sindacali che hanno dato vita alla campagna referendaria proseguiranno nel contrasto alla legge 107 e alle sue nefaste conseguenze per la scuola della Costituzione».

Come giudichi l'articolo?
[Totale: 14 Media: 3.4]

NESSUN COMMENTO

Rispondi