A quanto pare alla base dei ritardi dell’atteso Tfa terzo ciclo c’è (anche) l’esatta quantificazione dei posti disponibili. Una prima proiezione circolava su documenti ufficiali nel mese di luglio. Tuttavia, alla luce dei problemi relativi al concorso per insegnanti, alle mancate assunzioni e alle procedure di mobilità, ecco che si dovrà procedere al ricalcolo e alla ridefinizione. La prima bozza relativa ai posti al nuovo Tfa ordinaria prevede 16.436 posti, di cui 11.328 comuni e 5.108 sul sostegno per l’abilitazione all’insegnamento nelle scuole medie e superiori. Volendo entrare nel dettaglio, 8.058 riguardano le superiore, 3.270 le medie. In merito ai posti sul sostegno, 392 sono destinati alla scuola dell’infanzia, 1.749 alla primaria, 1.932 alle medie e infine 1.035 alle superiori.

E se il Tfa non decolla, scuola al via per circa otto milioni di studenti delle istituzioni statali. Da questa mattina è previsto l’inizio delle lezioni in otto regioni (Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Molise, Piemonte, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto). Sette giorni fa erano stati gli alunni di Bolzano, già in aula dal 5 settembre, a inaugurare il nuovo anno scolastico. Nel corso della settimana suonerà la campanella anche nelle altre regioni. La turbolenta vigilia caratterizzata nelle scorse settimane dal caso sul concorsone si arricchisce di una nuova polemica per una circolare che dispone che gli studenti delle medie di un istituto di Bergamo, potranno tornare a casa solo se «prelevati» dai genitori.

Una disposizione che ha lasciato perplessi non solo le famiglie ma anche le istituzioni. «L’autonomia dei ragazzi è da favorire», ha detto l’assessore all’Istruzione del Comune Loredana Poli. La circolare è stata pubblicata sul portale dell’Istituto comprensivo statale Alberico Da Rosciate (scuola dell’infanzia, primaria e secondaria), il 9 settembre scorso. «Preso atto della vigente legislazione in materia di responsabilità per vigilanza, sorveglianza e assistenza nei confronti di soggetti minori (fino a 14 anni) – ha scritto la dirigenza – si comunica ai genitori che per il ritiro alla fine delle attività didattiche di tutti gli alunni della scuola secondaria di primo grado dovrà avvenire attraverso accompagnamento dei genitori (o di un incaricato maggiorenne), in quanto minori di 14 anni».

Una disposizione rivolta quindi a ragazzini che vanno dagli 11 ai 14 anni. Motorino, primi baci, scambio di confidenze o di consolazione per un brutto voto: potrebbe dunque non essere più così l’uscita da scuola per gli adolescenti che frequentano la media di Bergamo. Le famiglie hanno accolto con molta perplessità questa disposizione che, tra l’altro, crea loro non poche difficoltà organizzative.

«Il tema dell’autonomia dei ragazzi all’uscita della scuola ci riguarda – ha detto l’assessore Poli – perché è strettamente legato anche a come è la città al di fuori della scuola. Non è il primo anno che, con l’inizio dell’anno scolastico, affrontiamo una tematica simile: è un tema sul quale ci si può confrontare e sul quale si può trovare una linea di comportamento condivisa, tanto più che esistono già sul territorio esperienze positive che possono essere prese d’esempio». Sul web si è subito scatenata l’ironia tra chi ricorda che una volta si andava da soli a scuola anche a 8 anni e chi si chiede dove porterà tutta questa protezione o mancanza di fiducia verso gli adolescenti.

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