Risposte anche sull'aumento degli stipendi

Se arriverà la svolta per l’attivazione del Tfa terzo ciclo resta tutto da scoprire. Ma senza dubbio il faccia a faccia di martedì 4 ottobre 2016 tra il Ministero dell’Istruzione e le organizzazioni sindacali del mondo della scuola servirà per ottenere le prime risposte. Il Miur gioca in casa, essendo la riunione convocata a Viale Trastevere, e all’ordine del giorno c’è proprio la cosiddetta Buona scuola. Cosa è stato fatto e cosa si farà, anche e soprattutto in riferimento ai docenti? Stando alle intenzioni, il Tfa sarà abolito, così come lo conosciamo oggi, come modalità di abilitazione all’insegnamento. Ma un nuovo ciclo, parola del ministro è «imprescindibile».

Da parte loro le organizzazioni sindacali contestato le tempistiche della convocazioneè arrivata tardi», spiega la Uil Scuola), tuttavia c’è fiducia poiché «siamo ancora in tempo trovare soluzioni agli errori della legge ed evitare le involuzioni del sistema». I sindacati puntano ad allargare il faccia a faccia oltre alle tematiche legate all’avvio dell’anno scolastico e all’attivazione del Tfa terzo ciclo e vogliono gettare le basi per il confronto sull’aumento degli stipendi del personale fermi da anni. Gli aggiornamenti arriveranno anche via web. In questo contesto c’è un importante fatto di cronaca giudiziaria da segnalare.

Già, perché potrà disfare i bagagli una maestra pugliese che da un circolo didattico di Barletta era stata trasferita a Udine per effetto della legge sulla Buona scuola. L’insegnante, che ha marito e due figli piccoli, ha vinto infatti la sua battaglia contro l’esodo forzato in Friuli Venezia Giulia, dinanzi al giudice del lavoro che con una ordinanza cautelare ha accolto il suo ricorso d’urgenza. Si tratta di una delle prime decisioni relative ai tanti ricorsi presentati dagli insegnanti contro i trasferimenti. Il tribunale di Trani ha condannato l’Ufficio scolastico regionale pugliese (che non è comparso in giudizio rinunciando a difendersi) ad assegnare l’insegnante «in organico di una delle sedi disponibili nell’ambito territoriale della Puglia o di altra sede elencata nelle preferenze espresse».

Si tratta, spiega il legale Graziangela Berloco che ha assistito l’insegnante, «della prima ordinanza che in Puglia ha deciso in materia, stabilendo l’illegittimità dell’assegnazione della ricorrente in una sede distante, rispetto a quelle indicate nelle preferenze (Foggia, Bari), per palese violazione del principio inderogabile dello scorrimento della graduatoria». Un principio che, è scritto nell’ordinanza del giudice, vincola l’amministrazione, in quanto «anche la procedura di mobilità ha natura concorsuale di impiego basata su una graduatoria alla cui formazione concorrono l’anzianità, i titoli di servizio e le situazioni familiari e personali dell’interessato».

Secondo il giudice, «la lontananza, in particolare dai due figli, comporta per la madre l’impossibilità di provvedere ai loro immediati bisogni, con danno ingiusto alla formazione e allo sviluppo della personalità dei minori». Per l’avvocato Berloco si tratta di «una vittoria che ridà speranza a centinaia di donne e di uomini costretti ad abbandonare casa, figli e affetti pur di poter lavorare, e pur avendo diritto di ricevere una sede più vicina a casa».

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