Anche sull'attivazione del nuovo Tirocinio formativo attivo ordinario, le promesse sono disattese



Sono i fatti a dimostrare come le migliori intenzioni e le promesse sul Tfa 2016 ordinario sono disattese. Facciamo a un passo indietro, a febbraio, quattro mesi fa, il direttore generale del Ministero dell’Istruzione, Luciano Chiappetta, aveva messo in conto un paio di mesi di attesa prima della pubblicazione del bando relativo al terzo ciclo del Tirocinio formativo attivo. C’è solo da sincronizzarlo con le nuove classi di concorso, aveva affermato. A oggi, tuttavia, messa quasi un’intera stagione alle spalle e con l’estate alle porte, di certo c’è poco o nulla. Solo i più ingenui, a ben vedere, avrebbero avuto ragione di credere ai buoni propositi del Ministero dell’Istruzione.

Tfa 2016 terzo ciclo, la gestione del concorso scuola per docenti avrebbe dovuto insegnare come i ritardi sono all’ordine dell’ordine e il mancato rispetto delle tabelle di marcia è una costante che si ripete appuntamento dopo appuntamento. A ogni modo, l’attivazione del nuovo Tirocinio attivo formativo ci sarà, anche e soprattutto per via del legame con le prove concorsuali per intascare l’ambito ruolo nelle scuole italiane. Stando alle nuovo disposizione, infatti, solo gli abilitati possono partecipare alle prove. E stando a quanto prospettato dal Ministero dell’Istruzione, i requisiti potrebbero diventare ancora più stringenti.

Stando ai documenti che circolano a Montecitorio, sono complessivamente 16.436 i posti assegnati al Tfa 2016 terzo ciclo, di cui 11.328 comuni e 5.108 sul sostegno per l’abilitazione all’insegnamento nelle scuole medie e superiori. Volendo entrare nel dettaglio, 8.058 riguardano le superiore, 3.270 le medie. In merito ai posti sul sostegno, 392 sono destinati alla scuola dell’infanzia, 1.749 alla primaria, 1.932 alle medie e infine 1.035 alle superiori.

La novità degli ultimi giorni del mondo della scuola è il ritorno dello smartphone sui banchi. Il Ministero dell’Istruzione si appresta a togliere il divieto all’utilizzo in classe, introdotto nel 2007 dall’allora ministro Giuseppe Fioroni. Lo sdoganamento dello smartphone nelle aule scolastiche è stato annunciato dal sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone, che ha definito il divieto assoluto in vigore dal 2007 «un atteggiamento luddista» che «oggi è fuori dal tempo». Ma c’è anche chi, come Gianluigi Dotti che insegna in un istituto superiore di Brescia, parla di «proposta estemporanea» e spiega che lui li fa consegnare all’entrata, perché altrimenti è impossibile lavorare. «Gli smartphone no, perché gli studenti lo usano per tutt’altro che non un utilizzo corretto».

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