La sequenza dell’intensità delle scosse del terremoto che ha colpito Lazio e Marche, tra le provincie di Rieti e Ascoli Piceno e in misura minore Umbria, Abruzzo e Toscana, è da brividi. E gli aggiornamenti in tempo reale di oggi venerdì 26 agosto 2016 ci raccontano come la situazione sia ancora in piena evoluzione. Sono più di 700 le repliche del terremoto di magnitudo 6.0 ha colpito il Reatino. Ma a questo numero bisognerebbe sommare tutte le scosse di lieve entità, che non vengono comprese nel conteggio. «In questo caso avremmo un numero molto più alto», dice Alessandro Amato, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).

Alle 350 scosse registrate il 24 agosto si aggiungono le circa 400 che hanno segnalato i sismografi dalla mezzanotte in poi. Di queste almeno la metà ha una magnitudo intorno a 2, otto sono state di magnitudo superiore a 3 e, di queste,2 hanno superato magnitudo 4. «Se oggi (ieri, ndr) i terremoti più forti sono stati otto, il primo giorno erano stati 92 i forti, compresi quello di magnitudo 6.0 e i due di magnitudo superiore a 5», ha osservato Amato. Nella sala sismica dell’Ingv arrivano anche i primi dati delle stazioni mobili installate nella zona colpita dal sisma. E adesso i ricercatori sono in grado di tracciare un primissimo identikit della faglia.

A scatenare questi terremoti è sempre lo stesso meccanismo, generato dal movimento della microplacca Adriatica che si incunea tra le due grandi placche che tendono a scontrarsi: quella Africana che spinge verso Nord e la Euroasiatica. Un altro sismologo dell’Ingv, Massimo Cocco, dice: «Siamo in grado di formulare una prima ipotesi di lavoro sulla geometria della faglia». Si sta facendo strada l’idea che «la faglia si immerga dall’Adriatico verso il Tirreno, un’ipotesi consistente con le osservazioni geologiche». Ad analizzarla in tutta la sua complessità aiuteranno i satelliti, sia quelli della costellazione Cosmo Sky-Med dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), sia quelli di Sentinel 1, dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa).

Ci sono dei precedenti e per il futuro prossimo c’è poco da stare da tranquilli. Nel 1997, in Umbria, a Colfiorito, la scossa più devastante si è verificata a distanza di 12 ore dalla prima. Nel 1976, in Friuli Venezia Giulia dopo quattro mesi. Chiarisce a tal proposito Warner Marzocchi (Ingv): «Un primo terremoto di magnitudo importante, come questo, scatena sempre una catena di eventi sismici successivi, che può durare anche diversi anni, magari in tono minore, senza che la popolazione locale quasi se ne accorga».

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