In realtà la ricetta rossa non sparirà completamente



Conto alla rovescia per l’addio alla vecchia ricetta rossa del medico di famiglia. Da domani martedì 1° marzo 2016 va in pensione e cede il passo a tablet e computer. Dopo alcuni blocchi informatici, il sistema è dunque ora ai nastri di partenza: per prescrivere un farmaco, un accertamento o una visita, il medico si collegherà da ora in poi a un sistema informatico, lo stesso visibile al farmacista che ci consegnerà pillole o sciroppi. Ma ricetta elettronica non è ancora sinonimo di abolizione della carta. Almeno inizialmente i pazienti riceveranno dal medico un promemoria da consegnare al bancone della farmacia per l’eventuale recupero della prescrizione in caso di guasti al sistema.

Non mancano le proteste di chi ritiene che si caricano i dottori di un lavoro da ragioniere. C’è poi chi fa notare come il gap informatico ovvero il digital divide in alcune regioni d’Italia sia ancora molto pronunciato. In ogni caso, le Regioni possono adesso calcolare ticket e regime di esenzione vigente nella regione di provenienza dell’assistito. Una delle conseguenze più importanti della nuova era digitale è infatti la validità della ricetta elettronica in tutte le farmacie d’Italia. Provando a fare un po’ di ordine, la ricetta rossa è la prescrizione su carta filigranata stampata dalla Zecca dello Stato: fino a oggi è stata ancora utilizzata per il 25% dei farmaci venduti e per l’80% delle visite e degli esami prescritti.

Il promemoria è la sintesi della ricetta rossa stampata su carta bianca (formato A15) dai medici prescrittori per l’acquisto dei farmaci e per un ridotto numero di prestazioni sanitarie. Viene presentato in farmacia insieme alla tessera sanitaria: è la fase intermedia della dematerializzazione della ricetta. Il numero di ricetta elettronica è un codice di 15 cifre che segnerà la scomparsa della ricetta di carta. I medici potranno continuare a stamparlo per i pazienti meno tecnologici. Ma sarà possibile recuperarlo tramite il fascicolo sanitario elettronico, anche attraverso app da scaricare su smartphone e tablet ovvero sui dispositivi mobile.

Tutto lineare e senza problemi? Solo fino a un certo punto perché secondo i medici di famiglia della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), “qualcuno ha confuso i nostri studi con quelli dei Caf, vista la mole di dati anagrafici e codici di esenzione che dovremo verificare e questo finirà per togliere tempo alle visite facendo allungare i tempi di attesa degli assistiti. E in più il dottore non potrà più contare sul supporto dell’assistente di studio per rendere più rapide le procedure di ricettazione”.

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