La supervisione del web all’Icann

Internet si prepara a una rivoluzione: da oggi la sua supervisione non sarà più sotto il controllo degli Stati Uniti. Allo scoccare della mezzanotte della giornata di ieri, infatti, il Dipartimento del Commercio americano ha ceduto il controllo del Dns (Domain Name System) all’Icann, ente non profit californiano che opera sotto la supervisione della comunità internazionale, responsabile a livello globale per l’assegnazione dei domini. Dal punto di vista pratico non cambierà nulla per gli utenti finali della rete, come assicura il vice president di Icann, Christopher Mondini. Al contrario, la comunità globale avrà la garanzia che il sistema sia privo di interferenze governative.

La mossa, infatti, ha un importante significato geopolitico, maggiore di quello che può apparentemente sembrare: gli Stati Uniti, rinunciando ad avere l’ultima parola sui numeri di dominio, inviano il segnale che la rete non deve essere controllata dai Paesi, in contrasto con la posizione di Russia e Cina, che vogliono invece un modello controllato dai governi. L’Icann è da tempo destinata a diventare indipendente: la prima promessa di privatizzazione risale alla fine degli anni Novanta, poi però il Congresso aveva fatto un passo indietro temendo che l’ente divenisse ostaggio di governi totalitari i quali avrebbero potuto mettere a rischio la libertà della rete.

E sotto il presidente George W. Bush il Dipartimento del Commercio affermò che avrebbe mantenuto il suo storico ruolo di supervisore. Gli sforzi per arrivare a un sistema neutrale sono però ripresi nel 2013, dopo le rivelazioni della talpa dell’Nsa (National Security Agency) Edward Snowden, che hanno fatto scoppiare il Datagate. Ancora oggi, però, negli Usa sono diversi i detrattori: i procuratori generali di quattro stati (Arizona, Oklahoma, Nevada e Texas), hanno già fatto causa per impedire il passaggio di consegne, mentre il candidato repubblicano Donald Trump ha espresso preoccupazione e si è detto contrario: «La libertà di Internet è a rischio».

Da queste parti c’è invece chi fa il salto da Amazon al Governo. Si tratta di Diego Piacentini, manager prima di Apple e poi appunto di Amazon, a cui l’esecutivo italiano ha affidato l’incarico di ammodernare le infrastrutture digitali pubbliche. Laurea in Bocconi, il 55enne milanese è un cervello di ritorno che lavorerà per due anni e non sarà pagato. Per raggiungere l’obiettivo è adesso alla ricerca di talenti con padronanza della lingua italiana e comprovata esperienza in informatica, matematica e statistica.

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