Rinviato l'appuntamento con i disegni di legge



In un’epoca in cui le comunicazioni viaggiano via web, sorprende come in relazioni ai temi di amnistia e indulto, ci siano un silenzio pressoché totale. Nonostante i continui appelli a prendere una posizione, il Ministero della Giustizia sembra voler evitare di affrontare la questione, anche nei dibattiti pubblici, e le commissioni competenti a Palazzo Madama continuano a rinviare l’appuntamento con l’unificazione dei disegni di legge. E nel frattempo, neanche una nota sui rispettivi siti Internet.

Per quanto riguarda il computo della pena per l’applicazione dell’amnistia, secondo la proposta di legge centrale nella discussione, si ha riguardo alla pena stabilita per ciascun reato consumato o tentato; non si tiene conto dell’aumento di pena derivante dalla continuazione e dalla recidiva; si tiene conto dell’aumento di pena derivante dalle circostanze aggravanti per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa o dalle circostanze a effetto speciale.

L’indulto invece non si applicherebbe alle pena per i reati di devastazione, saccheggio e strage; associazioni di tipo mafioso anche straniere; strage; sequestro di persona a scopo di estorsione; usura; riciclaggio limitatamente all’ipotesi che la sostituzione riguardi denaro, beni o altre utilità provenienti dal delitto di sequestro di persona a scopo di estorsione o dai delitti concernenti la produzione o il traffico di sostanze stupefacenti.

Ministero della Giustizia e Ministro dell’Economia hanno poi costituito una Commissione di studio per la modifica del decreto legislativo relativo alla “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica“. In buona sostanza si punta a verificare l’efficacia del provvedimento per contrastare la criminalità economica, ritenuta evidentemente dannosa per i mercati e la crescita del Paese. Compito della Commissione è la formulazione di proposte di modifica normativa e di rilancio le politiche di prevenzione.

Definito il gruppo di lavoro, coordinato da Giovanni Melillo e Roberto Garofoli, capi di Gabinetto rispettivamente del Ministero della Giustizia e del Ministero dell’Economia: Margherita Bianchini, vice direttore generale di Assonime; Francesco Centonze, ordinario di diritto penale dell’Università Cattolica di Milano; Massimo Ceresa Gastaldo, ordinario di diritto processuale penale dell’Università Bocconi di Milano; Tommaso Epidendio, magistrato con funzioni di assistente di studio della Corte Costituzionale; Giorgio Fidelbo, consigliere della Corte di Cassazione; Enrico Laghi, ordinario di economia aziendale dell’Università La Sapienza di Roma; Antonio Metonti, responsabile affari legislativi di Confindustria; Paolo Montalenti, ordinario di diritto commerciale dell’Università di Torino; Luigi Orsi, sostituto procuratore generale presso la Corte di Cassazione; Carlo Piergallini, ordinario di diritto penale dell’Università di Macerata.

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