Continua a tardare la trattazione delle questioni di amnistia e indulto da parte del parlamento, ma la macchina della giustizia è costantemente in moto, come dimostrato dal recepimento delle decisioni quadro europee sulla cooperazione giudiziaria. Tra l’altro, è sviluppato un sistema informatizzato di scambio di informazioni, il cosiddetto sistema Ecris, tra Stati membri, sulle condanne, ai fini di una comunicazione efficace, sulla base di un formato standard, che abbia omogeneità dei dati, facilmente traducibili con dispositivi automatizzati. Ciò avviene mediante l’istituzione di tavole di riferimento delle categorie di reato e delle categorie di pene per facilitare la traduzione automatica e la reciproca comprensione delle informazioni.

C’è poi un decreto legislativo che migliora lo scambio di informazioni sulle condanne, mediante la definizione delle modalità con le quali uno Stato membro, in cui è stata pronunciata una condanna contro un cittadino di altro Stato membro, trasmette le informazioni su tale condanna allo Stato membro di cittadinanza della persona condannata. Definisce gli obblighi di conservazione di tali informazioni in capo allo Stato membro di cittadinanza e precisa come rispondere a una richiesta di informazioni dal casellario giudiziale nazionale.

La nuova disciplina consente che le autorità giudiziarie possano prendere in considerazione le sentenze di condanna pronunciate, per fatti diversi, in altri Stati membri nei confronti dell’imputato, per poter trarre da quel precedente ogni utile conseguenza circa le determinazioni sulla pena da irrogare, per valutare la recidiva o per la dichiarazione di abitualità o professionalità nel reato, e per stabilire ogni altro effetto penale della condanna. Con la

trasmissione diretta della decisione sulle misure cautelari allo Stato membro in cui risiede l’interessato, poi, dovrà essere indicata anche la tipologia di sorveglianza richiesta.

Infine, i questo quadro di continui cambiamenti occorre segnalare il provvedimento che introduce uno strumento volto a prevenire la violazione del divieto del ne bis in idem attraverso meccanismi procedurali diretti a evitare che, nei confronti della medesima persona e in relazione allo stesso fatto, vengano avviati, dinanzi alle diverse autorità nazionali europee, più procedimenti penali. La possibilità che si duplichino le azioni penali comporta, in definitiva, un vulnus alla libera circolazione delle persone, con pregiudizio dei diritti e degli interessi dei singoli.

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