Prodotto mobile-first per far lavorare dipendenti con i loro colleghi

Si chiama Workplace ed è il nuovo servizio di Facebook pensato per migliorare la comunicazione nelle aziende che permetterà ai dipendenti di chattare e collaborare tra loro utilizzando le principali funzioni già implementate nella piattaforma di social networking. Dai gruppi alle chat, dalle video live alla condivisione di documenti, dalle videochiamate alla traduzione automatica: tutto è a disposizione in maniera interna. Si tratta, per dirla con le parole di Facebook, di colmare «un gap cruciale nel mercato per chi non lavora in ufficio o alla scrivania. Si tratta di lavoratori del commercio al dettaglio, equipaggi delle navi, baristi, i quali non avevano accesso agli strumenti di lavoro tradizionali».

In realtà è da più di un anno che la società di Pala Alto sta testando il nuovo servizio di messaggistica istantanea in un numero selezionato di aziende estere, come Booking.com, Danone, Royal Bank of Scotland, Telenor. Come ricordato dal sito blu, «abbiamo lanciato la versione beta che conta più di 1.000 organizzazioni che la utilizzano in tutto il mondo, in ogni continente ad eccezione dell’Antartide, e più di 100.000 gruppi già attivi». La nuova piattaforma di Facebook, a pagamento, va a scontrarsi con i vari LinkedIn, Microsoft Yammer e Slack.

Tornando dentro i confini italiani, timbrare con una app da oggi si può. O meglio, lo possono fare due società di un gruppo di ricerca, selezione e somministrazione di lavoro a tempo determinato che potranno chiedere a dipendenti, impiegati presso altre ditte o che svolgono attività fuori sede, di installare una app sui loro smartphone, per rilevare l’inizio e la fine dell’attività lavorativa. Ma solo a fronte di adeguate garanzie. Anche perché chi non intende usare questa procedura potrà continuare a entrare e uscire dal posto di lavoro impiegando i sistemi tradizionali.

La decisione è arrivata dal Garante della privacy che ha accolto, in applicazione della disciplina sul bilanciamento di interessi, un’istanza di verifica preliminare presentata dalle due società e ha dettato una serie di misure a tutela dei lavoratori. Con l’adozione della app, che prevede l’uso dei dati di geolocalizzazione, le società, si legge nella nota del Garante, «intendono snellire le procedure relative alla gestione amministrativa del personale». Dal punto di vista tecnico, è necessario impostare il sistema in maniera tale che, una volta verificata la associazione tra le coordinate geografiche della sede di lavoro e la posizione del lavoratore, si potrà conservare il solo dato relativo alla sede di lavoro, oltre a data e orario della timbratura virtuale, cancellando il dato relativo alla posizione del lavoratore.

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