Suggerita una diversa politica penale per l’Italia



L’intervento continua a far discutere, soprattutto perché ha lasciato l’amaro in bocca per l’assenza di riferimenti diretti ai temi di amnistia e indulto. Il compito del carcere deve essere quello di rieducare, è necessario dunque un «profondo rinnovamento del modello di detenzione» che sappia da un lato «garantire la sicurezza della comunità» e dall’altro consentire «l’opportunità dell’istruzione, del lavoro, l’apertura alla società esterna, per offrire ai detenuti la scelta del recupero e dell’integrazione». Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione del 199esimo anniversario della fondazione della Polizia Penitenziaria, ha comunque indicato una diversa politica penale per l’Italia.

Tutto corretto, hanno spiegato gli analisti, ma è mancato il coraggio di aprire la discussione su amnistia e indulto, soprattutto alla luce della presentazione di quel disegno di legge che renderebbe meno complicata e faticosa, dal punto di vista numerico in parlamento, l’applicazione dei provvedimenti. Il capo dello Stato ha fatto presente che il carcere non ha prodotto «reali risultati in termini di sicurezza per i cittadini» e il numero dei detenuti ha ripreso a crescere con il solo effetto di aumentare «le difficoltà nella gestione degli istituti di pena », ma «la detenzione non può più essere l’unica stella polare delle nostre politiche penali».

E gli esempi di buone pratiche negli istituti di pena non mancano. Nel carcere di Bollate, a Milano, c’è l’officina meccanica che fa lavorare i detenuti e risparmiare l’amministrazione. Iniziativa replicata nel carcere di Sant’Angelo dei Lombardi, con un’autocarrozzeria, ma anche a Roma e Catania. Il tutto, amnistia e indulto a parte, mentre si è riunito il Consiglio dei ministri della Giustizia dell’Unione europea. All’ordine del giorno ci sono stati la lotta al cybercrime, il contrasto ai messaggi di propaganda e di incitamento all’odio in Rete, l’accordo politico su una porzione del regolamento istitutivo della Procura europea in relazione al sistema informativo centrale, il bilancio, lo staff, la protezione dei dati e le procedure semplificate.

Roma e Milano, infine, sono le città che odiano di più, in particolare le donne. Razzismo, discriminazioni sessuali e di genere, religione pongono le due città al top della Mappa dell’intolleranza. È un lessico dell’odio finito sotto la lente di Vox, l’Osservatorio italiano sui diritti che, in un progetto in collaborazione con alcuni atenei, ha preso in esame il flusso di Twitter geolocalizzato. La Mappa racconta di social che diventano un veicolo privilegiato di incitamento all’intolleranza.

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