C’è una data dalla quale anche le questioni di amnistia e indulto non possono scappare ed è quella del 5 agosto. Per quel giorno è prevista l’interruzione dei lavori parlamentari e di conseguenza tutti i temi sul tavolo del confronto sono congelati. Se ne riparlerà appunto tra la fine del mese e l’inizio di settembre. Le ultime attenzioni della commissione Giustizia al Senato, dove sono appunto depositati quatto disegni di legge, da aggiornare, su amnistia e indulto, sono sulle modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all’ordinamento penitenziario, sulla detrazione delle spese di giudizio, sulle disposizioni sul cognome dei figli, sul codice antimafia, sull’accesso del figlio alle informazioni sull’identità dei genitori, sul mandato d’arresto europeo.

Al centro dei temi della giustizia non ci sono solo le questioni di amnistia e indulto perché la Camera di deputati ha approvato il decreto che fa slittare al prossimo primo gennaio l’entrata in vigore della digitalizzazione del processo amministrativo e che consente al ministero della Giustizia di assumere nel triennio mille persone in ruoli tecnico-amministrativo per consentire l’attuazione del processo telematico. Il decreto passa al Senato. I sì sono stati 267, 160 gli astenuti, un solo voto contrario. Il provvedimento, che passa all’esame del Senato, posticipa di sei mesi il termine a decorrere dal quale tutti gli atti del processo amministrativo dovranno essere sottoscritti con firma digitale.

Il termine finora fissato al primo luglio 2016 viene infatti posticipato al primo gennaio 2017. Il decreto modifica l’articolo 13, comma 1-bis, delle disposizioni di attuazione del codice del processo amministrativo per consentire la sperimentazione delle regole tecnico-operative introdotte dal dpcm 40 del 2016 fino al 31 dicembre 2016, in luogo del 30 giugno 2016. Solo al termine della sperimentazione, il primo gennaio 2017, appunto, il deposito di tutti gli atti di parte e del giudice dovrà obbligatoriamente essere realizzato con modalità telematiche. A catturare le attenzioni sono anche le mille assunzioni a tempo indeterminato nel comparto amministrativo giudiziario.

A proposito di giustizia, è chiaro il messaggio che il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, lancia al plenum e poi in conferenza stampa, sulle linee guida sulle intercettazioni: «Vogliamo anticipare il legislatore? No. Vogliamo condizionarlo? Nemmeno. Il legislatore faccia ciò che crede, ma ritengo sarebbe cosa saggia se attingesse dai principi delineati». Legnini specifica che quella del Csm non vuol essere una invasione di campo, ma solo una disamina delle buone pratiche già messe nero su bianco e attuate da 19 procure – tra cui uffici del calibro di Roma, Napoli, Torino – per evitare un uso distorto di conversazioni irrilevanti e contenenti dati sensibili.

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