In 14 regioni su 20, il numero dei carcerati sfora quanto consentito

Dai numeri non si scappa perché rivelano la situazione delle carceri italiani anche in un’ottica di valutazione delle misure di amnistia e indulto, ancora congelate nelle competente commissione al Senato. Stando a quanto rivelato dal Ministero della Giustizia, che ha pubblicato online un dettagliato report, i detenuti sono 54.912 rispetto a una capienza regolamentare di 50.062 posti, distribuiti in 195 istituti penitenziari. Ebbene, in 14 regioni su 20 il numero dei carcerati sfora quanto consentito. Succede in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Molise, Puglia, Toscana, Umbria, Veneto.

Si tratta di dati su base regionale che andrebbero naturalmente esaminati carcere per carcere, ma ce n’è evidentemente abbastanza per associazioni e comitati in difesa del detenuto per invocare le misure di amnistia e indulto. Si fa presente che i posti sono calcolati sulla base del criterio di 9 metri quadrati per singolo detenuto più 5 metri quadrati per gli altri, lo stesso per cui in Italia viene concessa l’abitabilità alle abitazioni, più favorevole rispetto ai 6 metri quadrati più 4 stabiliti dal Cpt (Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti) più servizi sanitari.

Il dato sulla capienza, elaborati dalla Sezione Statistica dell’Ufficio per lo sviluppo e la gestione del sistema informativo automatizzato statistica ed automazione di supporto dipartimentale del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, non tiene conto di eventuali situazioni transitorie che comportano scostamenti temporanei dal valore indicato. E sempre in ottica amnistia e indulto, si sottolinea come ammonti a 20.150 il numero complessivo di usciti dagli istituti penitenziari per adulti ai sensi della legge 199 del 2010 e successive modifiche ovvero quella che disciplina l’esecuzione presso il domicilio delle pene detentive, dalla sua entrata in vigore.

In questo contesto, Ministero della Giustizia e Facebook hanno elaborato la guida su social network e sicurezza online. Il ragionamento di base è il seguente: tutti dicono che condividere è positivo. Grazie alla tecnologia possiamo condividere le nostre idee e opinioni, le foto e i video con gli amici e le altre persone. Nella maggior parte dei casi, condividere è positivo. Tuttavia, se non lo facciamo in modo adeguato, corriamo il rischio di ferire noi stessi o le altre persone. Ciò che condividiamo con amici può giungere ad altri. Da qui il suggerimento di riflettere prima di condividere.

Più esattamente, viene fatto notare, quando si pubblica qualcosa su Facebook, come una foto, un video o altre informazioni personali come il numero di telefono, occorre tenere presente che potrebbe diventare facilmente accessibile a tutti e quindi anche alle persone con cui si desidera condividere quel contenuto. I consigli di Facebook, diffusi attraverso il Ministero della Giustizia, sono tre: le password non si condividono; controllare le impostazioni sulla privacy alla pagina facebook.com/privacy per vedere chi può visualizzare i post; verificare lo strumento di selezione del pubblico ogni volta che si pubblica qualcosa su Facebook per assicurarsi di condividerlo con il pubblico desiderato.

Come giudichi l'articolo?
[Totale: 5 Media: 3.4]

NESSUN COMMENTO

Rispondi