La concessione delle misure di amnistia e indulto potrebbe diventare più semplice. In sintesi il nuovo disegno di legge costituzionale riduce alla maggioranza della metà più uno dei componenti di Camera e Senato il quorum necessario all’approvazione dei due provvedimenti. La proposta c’è ed è stata messa nero su bianco: resta ora da capire se c’è anche la volontà politica. Da segnalare che nei giorni scorsi il presidente Pietro Grasso ha ricordato la figura di Marco Pannella scomparso il 19 maggio scorso, figura politica che si è spesso battuta per amnistia e indulto. Non è un caso che il nuovo disegno di legge porti il suo nome.

A ogni modo, dopo gli interventi dei senatori, il ministro della Giustizia Andrea Orlando, in rappresentanza del governo, ha commemorato il leader dei radicali italiani, facendo riferimento alle battaglie “contro la legislazione emergenziale, per la responsabilità civile dei giudici, contro la carcerazione preventiva, per l’abolizione dell’ergastolo, per i diritti dei detenuti e per l’amnistia“.

Dal punto di vista strettamente politico, sul fronte della giustizia, il Partito democratico cerca di trovare la quadra sul nodo prescrizione: i relatori di maggioranza, Casson e Cucca, hanno presentato un emendamento al disegno di legge di riforma del processo penale, consultabile e diffuso online, nel quale “la prescrizione cessa di operare dopo la sentenza di primo grado“. Una soluzione che dovrà passare il vaglio della commissione al Senato ma che incassa già il via libera del Movimento 5 Stelle. Per ora Alleanza popolare, che ha presentato diversi emendamenti soppressivi al testo, tace. Intanto, con un solo voto contrario, 3 astenuti e 170 sì, Palazzo Madama dà il via libera al disegno di legge che introduce il reato di depistaggio.

Un testo atteso da anni dalle associazioni dei familiari delle vittime delle stragi che rimanda ad alcuni snodi cruciali: dalla vicenda di Piazza Fontana all’attentato alla stazione di Bologna, dalle stragi mafiose al caso Moro. Il testo, che ora torna alla Camera, introduce il reato di depistaggio rivoluzionando l’articolo 375 del codice penale e prevedendo pene detentive fino a 12 anni per i pubblici ufficiali infedeli.

Il nuovo articolo disciplina “la reclusione da 3 a 8 anni del pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio che, per impedire o sviare un’indagine o un processo penale, muta artificiosamente il corpo del reato ovvero lo stato dei luoghi, delle cose o delle persone connessi al reato” o, di fronte alla richiesta dell’autorità giudiziaria di fornire informazioni in un procedimento penale, “afferma il falso o tace“. Se il depistaggio avviene occultando o alterando documenti o elementi di prova la pena può essere aggravata da un terzo alla metà. Carcere fino a 12 anni se il fatto è in relazione a delitti come associazioni sovversive e attentato contro il capo dello Stato.

Come giudichi l'articolo?
[Totale: 128 Media: 4]

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il commento!
Il tuo nome