Nuovo appuntamento con il ministro della Giustizia

Si parla sotto traccia di amnistia e indulto, ma le due questioni rimangono ancora ai margini del confronto sulla giustizia. Se dalla competente commissione in Senato continua a mancare l’accelerazione definitiva per l’aggiornamento e l’unificazione dei disegni di legge fermi in un cassetto, il Ministero della Giustizia ha adesso preso un’altra dizione. Più che di amnistia e indulto, sta ora concentrando gli sforzi sul reinserimento sociale dei detenuti. E la dimostrazione più concreta arriva dall’appuntamento dedicato di martedì 27 settembre 2016 all’interno del carcere di Pianosa, in cui sarà presente anche il guardasigilli.

C’è poi un’importante novità sul versante della giustizia che ha già ottenuto il semaforo verde, in attesa che amnistia e indulto guadagnino il centro delle scene. Chiunque, anche se minorenne, potrà chiedere ai gestori dei siti Internet la rimozione o l’oscuramento di contenuti che costituiscano oggetto di cyberbullismo: lo prevede la proposta di legge approvata dall’Aula della Camera che passa ora al Senato. Il testo offre la prima definizione normativa del bullismo e del cyberbullismo, e consente di richiedere la rimozione di contenuti oggetto di persecuzione online sia al minore sia al suo genitore. Il Garante per la Privacy verifica l’intervento del gestore del sito e, se questi non abbia adottato le misure entro 48 ore dalla richiesta, vi provvede direttamente.

I gestori dei siti dovranno dotarsi di specifiche procedure per il recepimento e la gestione delle richieste di oscuramento, rimozione o blocco dei dati; e analoghi obblighi riguardano la comunicazione di tali procedure sulla homepage degli stessi siti. Il bullismo è definito come l’aggressione o la molestia, da parte di singoli o più persone, nei confronti di una o più vittime allo scopo di ingenerare in essi timore ansia o isolamento ed emarginazione; sono manifestazioni di bullismo una serie di comportamenti di diversa natura: atti vessatori, pressioni o violenze fisiche e psicologiche, istigazione all’autolesionismo e al suicidio, minacce e furti, danneggiamenti, offese e derisioni anche relative alla razza, alla lingua, alla religione, all’orientamento sessuale, all’opinione politica, all’aspetto fisico o alle condizioni personali e sociali della vittima.

Il cyberbullismo è definito come fenomeno che si manifesta attraverso un atto o una serie di atti di bullismo che si realizzano attraverso la rete telefonica, la rete Internet, i social network, la messaggistica istantanea o altre piattaforme telematiche. Per atti di bullismo che non costituiscano reati procedibili d’ufficio, fino a quando non sia stata proposta querela o presentata denuncia, il questore potrà convocare il responsabile ammonendolo oralmente ed invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge. Se l’ammonito è minorenne, il questore convoca con l’interessato almeno un genitore. Lo stalking commesso per via informatica o telematica sarà punito con la reclusione da 1 a 6 anni, anche in casi di scambio di identità e invio di messaggi o la divulgazione di testi o di immagini o con la mediante diffusione di dati sensibili immagini o informazioni private, carpiti con l’inganno o con minacce.

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3 COMMENTI

  1. Reinserimento sociale??? Da quanto che si sentono volare in aria queste due parole ma mai che ci sia davvero una svolta qui a Brindisi il “reinserimento sociale” non sanno neanche che significa!!! volete davvero una svolta? Bene allora obbligate le aziende ad assumere almeno 2 detenuti x settore queste sono le misure alternative bisogna inserire il detenuto nel mondo del lavoro già prima che esca, svolgere dei corsi di formazione all’interno di aziende prepararli e rieducarli e inserirli davvero nella società! Voi usate questo”reinserimento nella società” solo per rimandare e rimandare solo x prendere in giro le famiglie disagiate e solo per lasciare i detenuti ancora una volta nel dimenticatoio FATE SCHIFO!!!

  2. Sacrosanto! Vero! “Schifo vero!” I ladri e parassiti che ci governano dovrebbero essere LORO carcerati ma purtroppo siamo troppo stupidì per cambiare le cose..

  3. In carcere ci sono soltanto i poveracci che non hanno possibilità di avere dei buoni avvocati perché vogliono essere pagati. Non si accontentano solo del gratuito patrocinio .Chi invece ha disponibilità finanziarie e possono permettersi i migliori avvocati . il carcere lo vedono forse nei film poliziesco(forse). Quando rubano miliardi al massimo gli danno la detenzione domiciliare e poi si vedrà. Stà al principe del foro. I disgraziati, anche per un grappolo d,uva in carcere , e poi basta. Bisogna cambiare le leggi. Dare subito una grande Amnistia!

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