Nuovo allarme salute negli istituti penitenziari



La Calabria, il Piemonte, la Sardegna, la Sicilia, la Toscana, il Trentino Alto Adige e la Valle d’Aosta sono le regioni i cui istituti penitenziari fanno registrare una capienza oltre il limite consentito e rispetto a cui l’invocazione dell’applicazione delle misure di amnistia e indulto si fa più pressante. Almeno sulla carta perché la realtà dimostra come in questa prima metà del mese di settembre 2016 non sono stati registrati passi in avanti dal punto di vista politico. Eppure i dati sono forniti dalla sezione Statistica dell’Ufficio per lo sviluppo e la gestione del sistema informativo automatizzato statistica e automazione di supporto dipartimentale dl Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, rappresentano una delle ragioni per cui i sostenitori di amnistia e indulto stanno facendo sentire la loro voce.

I posti sono calcolati sulla base del criterio di 9 metri quadrati per singolo detenuto, a cui sono aggiunti 5 metri quadrati per gli altri, lo stesso per cui in Italia viene concessa l’abitabilità alle abitazioni, più favorevole rispetto ai 6 metri quadrati più metri quadrati stabiliti dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti più servizi sanitari. A completamento della raccolta dati, si fa presente che questi numeri non tengono conto di eventuali situazioni transitorie che comportano scostamenti temporanei.

In questo contesti si segnala un nuovo allarme salute nelle carceri, dove il 27-30% dei detenuti (tra 15 e 18mila unità) è tossicodipendente, mentre 5.000 sono positivi all’Hiv, circa 6.500 sono portatori attivi del virus dell’epatite B e circa 25.000 di qupatite C (HCV). Malattie, queste, che la metà dei detenuti è inconsapevole di avere. È quanto è emerso nel corso del Congresso Simspe-Onlus “Agorà Penitenziaria”, che si è tenuto nei giorni scorsi all’Istituto Superiore di Sanità. Nonostante, hanno sottolineato gli esperti intervenuti, le tante campagne d’informazione in merito alle tossicodipendenze, anche specifiche, la percentuale di detenuti conosciuti come tali è stabile nell’ultimo decennio.

Al di là dei temi chiave di amnistia e indulto, c’è poi un’importante novità in ambito giudiziario. Custodia cautelare in carcere per chi adesca minori a scopo sessuale tramite social network: con altre misure meno restrittive non è infatti controllabile l’accesso a Internet. I giudici valorizzano il pericolo di recidiva fondato sulla gravità delle condotte. L’indagato creava falsi profili per entrare in contatto con le minori: un’abitudine che non era venuta meno neppure dopo il sequestro dei mezzi informatici usati. Il ricorrente aveva infatti commesso nuovi reati avvalendosi di nuove apparecchiature, dimostrando «pulsioni sessuali» contenibili solo con detenzione in carcere.

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