Il premier Matteo Renzi si è espresso ufficialmente e pubblicamente sulle questioni di amnistia e indulto. E lo ha fatto in diretta streaming pochi giorni fa di questo mese di maggio 2016. Più precisamente ha utilizzato lo spazio #Matteorisponde, in cui gli utenti Facebook e Twitter possono formulare domande, per esprimere la sua posizione. Ebbene, sollecitato proprio sul tema, ha esplicitamente detto che non rientra tra le questioni del suo governo. Il presidente del Consiglio è stato lapidario e non ha fornito altre indicazioni e né spiegazioni su questa presa di posizione. A questo punto, le attenzioni sono tutte spostate sui lavori parlamentari e in particolare su quelli della commissione Giustizia a Palazzo Madama.

Qui sono infatti da tempo depositati quattro disegni di legge, comunque da aggiornare, rispetto a cui con molta lentezza si sta cercando la strada dell’unificazione in un testo unico. Eppure nel corso della prossima settimana, l’organismo del Senato discuterà di altri temi, ma non quelli di amnistia e indulto, ovvero regimi patrimoniali tra coniugi, effetti patrimoniali delle unioni registrate, regimi patrimoniali coppie internazionali, codice antimafia, detrazione spese di giudizio, disposizioni sul cognome dei figli, reato di depistaggio, norme per il contrasto al terrorismo: ratifica ed esecuzione di Convenzioni del Consiglio d’Europa.

Indulto e amnistia a parte, ci sono poi due importanti sentenze della Corte di cassazione in questo mese di maggio 2016. La prima porta la firma della seconda sezione e riguarda la condanna online non retroattiva: la pubblicazione della sentenza di condanna su Internet, deve considerarsi più afflittiva della precedente pubblicazione sui quotidiani cartacei e quindi non è retroattiva. La Suprema corte ha chiarito che la pubblicazione telematica rafforza il carattere afflittivo della pena accessoria, poiché alla diminuzione o eliminazione della spesa per la pubblicazione corrispondono la capillare diffusione delle informazioni offerta dal sistema telematico.

La seconda, invece, riguarda gli sbagli degli avvocati ed è stata emanata dalla sesta sezione. Il mancato o inesatto adempimento del difensore di fiducia dell’incarico di proporre impugnazione, non basta a configurare le ipotesi di caso fortuito o forza maggiore. I giudici della Corte di cassazione, consapevoli di in diverso orientamento benché minoritario, affermano l’onere dell’assistito di vigilare sull’operato del legale. Esclusa dunque la remissione in termini.

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