Amnistia e indulto torna al centro dei lavori della commissione Giustizia di Palazzo Madama in seduta plenaria mercoledì 30 marzo 2016. A relazionare sui quattro disegni di leggi, rispetto ai quali si punta alla definizione di un testo unico, sono i senatori Ciro Falanga e Nadia Ginetti. In sede referente si discuterà anche di prescrizione del reato, introduzione reato di depistaggio, modifiche al codice di procedura penale e all’ordinamento penitenziario, diffamazione, giustizia telematica, contrasto alle intimidazioni degli amministratori locali e di visita agli istituti penitenziari.

Nel frattempo il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al regolamento attuativo. Per l’istituzione di una banca dati del Dna anche in Italia. Sono esclusi i reati dei colletti bianchi, tributari e societari. In caso di assoluzione con formula piena scatta la cancellazione dalla banca dati.

La collocazione. La banca dati del Dna sarà collocata presso il dipartimento della Pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno; il Laboratorio centrale sarà presso il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del Ministero della Giustizia.

I soggetti. Il prelievo sarà per arrestati in flagranza o posti a fermo indiziati di delitto; detenuti per condanna reato non colposo; soggetti a misura alternativa a detenzione per delitto non colposo; chi oggetto (provvisorio o definitivo) a misura sicurezza detentiva.

Gli esclusi. Non sarà possibile procedere a prelievo nel caso dei più frequenti reati dei colletti bianchi, quelli tributari e quelli societari in primo luogo. Prevista la cancellazione dalla banca dati dei profili acquisiti in seguito ad assoluzione con formula piena.

La conservazione. Il regolamento approvato definisce anche i tempi di conservazione dei profili: 30 anni dalla data dell’ultima registrazione oppure 40 quando in caso di condanna è stata riconosciuta anche la recidiva.

Infine occorre segnalare come siano operativi quattro istituti per madri detenute. In un anno e mezzo il governo ha reso operativi quattro Icam (Istituti di pena a custodia attenuata per le madri detenute e i loro figli da zero a tre o sei anni): a Milano, Venezia, Senorbì (Cagliari) e Torino. A Venezia “saranno accolte le madri detenute dell’Emilia-Romagna”, dato il loro scarso numero. Lo ha dichiarato, rispondendo a un’interrogazione alla Camera, il sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Maria Ferri, aggiungendo poi che “si sta lavorando per realizzare altre cinque strutture”. Inoltre, “sono state istituite e sono già operative 19 sezioni nido in altrettanti penitenziari”.

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2 Commenti

  1. Giusto, atto di clemenza,e rendere le carceri vivibili, ma in primo luogo , azzerare e ripartire con tempi rapidi dei processi, basta amnistie nascoste x i soliti furbetti !!!!! Ogni anno quasi 200.000 cause in prescrizione, ecco perché , non vogliono atti di clemenza verso i più disperati….!!!

  2. Concordo! La situazione carceraria è terribile non solo per i carcerati ma anche e soprattutto per la Polizia penitenziaria costretta a subire umilianti situazioni di degrado; per loro la vita è ogni giorno a rischio e lo stress aumenta per tutti. Con il caldo infernale che si prospetta veramente bisogna solo sfoltire..
    Ci sono tecnologie che permettono il controllo dei carcerati senza tenere ammassati 3/4 e più individui in anguste celle di pochi metri quadrati, e non si pensi che ai domiciliari i colpevoli stanno “troppo comodi” poiché tanto per cominciare il mantenimento dei detenuti a casa pesa purtroppo alle famiglie (liberando di tale peso l’amministrazione penitenziaria, già in gravi condizioni finanziarie) e se non sei un para kulato con villa e tanto spazio non hai nemmeno l’opportunità di fare 4 passi..
    L’indulto e’ necessario, Marco Pannella lo sapeva!

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