Fioccano commenti e prese di posizione su Facebook e Twitter

Al di là della lentezza con cui la politica italiana sta procedendo nel trattare i temi di amnistia e indulto, più volte sollecitati ma senza l’apertura di una vera discussione, ecco che il Papa ha lanciato un appello esplicito alle autorità civili di tutto il mondo a favore dei detenuti: «In modo speciale, sottopongo alla considerazione delle competenti autorità civili di ogni Paese la possibilità di compiere, in questo Anno Santo della Misericordia, un atto di clemenza verso quei carcerati che si riterranno idonei a beneficiare di tale provvedimento». Una presa di posizione che è stata ampiamente commentata sul web, anche e soprattutto attraverso i social media Facebook e Twitter con posizioni favorevoli e contrarie alla concessione di amnistia e indulto.

Il Papa ha pronunciato queste parole all’Angelus, a conclusione di una mattinata con i carcerati che hanno celebrato il loro Giubileo. Oltre mille quelli che sono arrivati in Vaticano per la messa con il Papa. Sull’altare alcuni di loro hanno servito messa. Le ostie erano state preparate nel carcere di Opera dagli stessi reclusi. E per ciascuno il passaggio per la Porta Santa del perdono. L’appello ad adottare un gesto di clemenza a favore dei carcerati, ovvero amnistia e indulto, prima di Papa Bergoglio, era stato chiesto, senza successo, anche da Giovanni Paolo II nel corso del Giubileo del 2000, nella giornata dedicata ai detenuti, e in occasione della sua visita al Parlamento italiano a novembre del 2002.

Papa Francesco, che visitava gli istituti di pena già da cardinale a Buenos Aires e ha continuato a farlo anche da Papa, è tornato a confessare quel pensiero che ha ogni volta che varca la soglia di un istituto penitenziario: «Io vi dico che ogni volta che entro in carcere mi domando: perché loro e non io? Tutti abbiamo la possibilità di sbagliare, tutti in un’altra maniera abbiamo sbagliato». E se è così allora è «ipocrita» chi pensa che la soluzione per chi ha sbagliato sia solo il carcere. «A volte, una certa ipocrisia», ha detto il Papa nel corso dell’omelia, «spinge a vedere in voi solo delle persone che hanno sbagliato, per le quali l’unica via è quella del carcere. Non si pensa alla possibilità di cambiare vita, c’è poca fiducia nella riabilitazione. Ma in questo modo si dimentica che tutti siamo peccatori e anche prigionieri».

Prigionieri dei falsi idoli, della dipendenza da quel mercato che schiaccia gli altri, dei pregiudizi. Ma per tutti deve esserci la speranza che «niente e nessuno può soffocare». Perché in fondo, ha spiegato il Papa, anche Dio «per paradossale che possa sembrare, spera. La sua misericordia non lo lascia tranquillo».

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