Indirizzata ai Radicali, al Sappe, al senatore Luigi Manconi e a due associazioni per i diritti dei detenuti

Se le aule del parlamento e delle relative commissioni continuano a tardare ad affrontare alcune questioni centrali sul terreno della giustizia, come amnistia e indulto, ci pensa il web a manifestare vitalità. E lo fa attraverso un petizione online per “dare una svolta al mondo carcerario – si legge testualmente – affinché queste persone svolgano e paghino i loro reati sempre con la migliore disciplina e impegno evitando così questo sovraffollamento, queste brutte malattie, situazioni disagiate per gli operatori e per le guardie penitenziarie”. Il concetto è semplice: considerato che “il tema amnistia e indulto sembra assai inapplicabile“, meglio puntare per ora sulla questione del reinserimento sociale, di nuovo al centro dell’attenzione.

Indirizzata ai Radicali italiani, al sindacato di Polizia penitenziaria del Sappe, al senatore Luigi Manconi, già depositario di un disegno di legge su amnistia e indulto, e a due associazioni per la difesa dei diritti dei detenuti, la richiesta è di “obbligare le aziende” ad “adottare un detenuto” favorendo il percorso del reinserimento sociale. Il testo completo è presente alla pagina www.change.org/p/il-giusto-reinserimento-sociale dove è anche possibile sottoscrivere la petizione indicando nome, cognome e indirizzo di posta elettronica. Tra l’altro la pagina è anche condivisibile via Facebook.

In ambito giustizia non si può fare a meno di segnalare le polemiche per la proclamazione dello sciopero dei magistrati che «sarebbe un atto incomprensibile, più che devastante: si sciopera contro il primo governo che mette mano al tema del personale amministrativo». In seguito alla minaccia dell’Anm di salire sulle barricate contro la riforma del processo penale e la situazione di grave carenza delle risorse della giustizia, che rischia di portare al collasso gli uffici giudiziari, il ministro della Giustizia Andrea Orlando è protagonista di un faccia a faccia con il presidente dell’Anm Piercamillo Davigo. E nel confronto non è sembrato disposto a fare concessioni alle toghe.

Orlando ha detto che i prossimi giorni saranno utilizzati anche per capire quali sono le obiezioni dell’Anm, ma ha ricordato che la riforma è già stata oggetto di discussione con il sindacato delle toghe e che è stato «il frutto del lavoro di una Commissione presieduta dal presidente della Cassazione e composta per due terzi da magistrati». «Il ministro sa bene cosa riteniamo inaccettabile», gli ha replicato Davigo, che ha respinto l’idea che i magistrati stiano per fare uno sciopero contro Renzi. In cima a quello che non va nella riforma, ha detto il leader dell’Anm, c’è la norma che stabilisce che se entro tre mesi il pm non esercita l’azione penale, il pg debba avocare l’inchiesta. Una sorte che riguarderà «centinaia di migliaia» di processi destinati a finire nel nulla perché le procure non hanno magistrati sufficienti per i processi.

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